Ironica, educativa e molto green Emanuela Grimalda al Golden. L'intervista

“Se Dio fosse una donna il mondo sarebbe più divertente o quantomeno con più buonsenso. Un Dio come noi, con qualche chilo di troppo, perché anche lei come l’universo tende ad espandersi, con le rughe, che inciampa nei Buchi neri nella corsa incessante a fare cento cose alla volta sul tacco 12 per giunta! Ubiqua, come solo una donna sa essere. Un Dio insicuro perché una donna anche se è Dio fa fatica a crederci”. Emanuela Grimalda.

L'attrice mi ha rilasciato un'intervista che pubblico prima della replica di domani lunedì 20 gennaio 2020 al Teatro Golden

L'intervista di Tania Croce

Sarà in scena il 20 gennaio 2020, il tuo monologo intitolato Dio è una signora di mezza età, è uno spettacolo indubbiamente ironico anche sul ruolo della donna oggi? 

E' uno spettacolo dove mi diverto a mettere insieme l'alto e il basso immaginando questo dio donna che crea i pianeti ma che fa anche ottimi tiramisù. Mi diverto a immaginare un mondo spostando il punto di vista. Siamo abituati a pensare che la creazione sia maschile, io dico bé se lì sopra ci fosse una donna quali sarebbero i suoi miracoli, come funzionerebbe il mondo che tipo di dio sarebbe lontano della narrazione che ne abbiamo avuto. Mi servo di questa metafora per parlare degli essere umani non degli dei.

Per gli Indiani d'America, alla base della creazione c'è una dea madre. Il discorso cambia per i Cristiani. Dio padre creò il cielo e la terra, l'uomo e dalla sua costola, la donna. Nel tuo monologo ipotizzi simpaticamente che Dio sia una donna. Perché?

In moltissimi miti della creazione c'è la dea madre, facendo una naturale correlazione tra la procreazione e la grande creazione. Nel corso del tempo le cose sono cambiate. Immaginando un Dio donna dico che non avrebbe fatto l'essere umano dal fango con lo sputo ma l'avrebbe fatto con acqua e farina. 

Se fossi un uomo, quali cambiamenti apporteresti? Non so, sceglieresti una donna come presidente della Repubblica e come papessa?

Gli uomini il potere se lo tengono stretto. Mi diverto a fare il capo supremo in questo spettacolo, lancio il cuore più in alto attraverso la fantasia. E' un invito a vedere il mondo da un altro punto di vista, volgendo lo sguardo là dove non siamo abituati a guardare. L'artista ha il compito di fornire sorridendo (nel mio caso) una visuale diversa e alternativa delle cose.

Se fossi Dio come indurresti l'uomo a salvare il mondo?

Nello spettacolo mi diverto a minacciare l'uomo in questo grande giudizio universale utilizzando un grammelot veneto per rendere questo Dio divertente. Se non abbiamo la paura di un castigo non riusciamo ad avere una consapevolezza. Dico: "Non capite che se avvelenate questa terra ai vostri figli lascerete questa terra avvelenata?) Ci muoviamo senza pensare al domani. E' anche molto green questo spettacolo.

Cosa aggiungere a quanto detto dall'attrice e autrice Emanuela Grimalda.
Non ci resta che andare a immaginare se Dio fosse una signora di mezza età al Teatro Golden domani sera!

Patrizia Saccà, tra sport e yoga sulla via del benessere. L'intervista

Patrizia Saccà, campionessa paralimpica e insegnante di yoga e di vita, è la terza autrice di Un Tris di Cuori, il libro edito da Il Rio che ci condurrà attraverso le sue parole, sulla via del benessere.

Intervista di Tania Croce

Tania Croce) Nel cuore risiedono le ansie dell'uomo e l'amore ma il cuore è il motore del nostro corpo e delle nostre azioni. Sei d'accordo?

Patrizia Saccà) Credo che le ansie non arrivino dal cuore ma dalla mente come mi insegna lo yoga. 



Il cuore è sempre quieto se lo si ascolta dal cuore; è sempre la mente che inquina è solo lei che parla e proietta. Ogni volta mi sono mossa con il cuore non ho mai preso un abbaglio. IL CUORE SA SEMPRE, solo che molte volte si ascolta la mente, confondendola con il cuore.
Mooji un grande maestro spirituale ci dice: "sappiate che il vero Cuore e la mente illuminata sono uno, l'amore è il profumo dell'essenza".
Penso che quando ami lo senti perché il tuo cuore vibra di gioia, te ne accorgi quando sei in estasi davanti ad un cielo ricco di nuvole da leggere o un tramonto o l'aurora boreale o negli occhi di un neonato, l'amore è dove non c'è attaccamento, e quando non c'è attaccamento e senti PER DAVVERO le farfalle nella pancia e sei felice senza motivo, sei felice e basta, quello secondo me è l'amore!



Tania Croce) Il vero limite è sopravvivere?

Patrizia Saccà) La sopravvivenza può sembrare terribile se lo fai con tutto ciò che possiedi e non ne sei consapevole e vivi stagnante...
Se invece sei in India e sei in un campo e mangi solo piccole banane, quella sopravvivenza è meravigliosa!
Tutto dipende da dove si è e come si guardano le cose, il mio motto è guardare oltre... quindi sì alla sopravvivenza se devo morire di fame, no alla sopravvivenza se mi cibo come un parassita di vittimismo e vivo stagnante.

Tania Croce) Il destino o fato, è spietato a volte e devastante, però dal dolore si può ripartire per rinascere. Quanto e in che modo la scrittura può essere terapeutica?

Patrizia Saccà) Il dolore è certamente il nemico finché non lo comprendi e accetti, poi diventa il tuo insegnante ed anche la scrittura lo è! Scrivo da quando ero bambina dalla terza elementare, con diario e lucchetto degli anni '70-'80  quaderni a righe, a quadretti, senza righe, moleskine fino al tablet. Vagonate di scritti, adoro scrivere, poi amo il profumo della carta, la scrittura, guardare la grafia... ho scritto per molto tempo anche con la penna stilografica, affinché fosse quasi una meditazione, aiuta ad essere analitici, a leggersi dentro in solitudine e infine a darsi agli altri, per dire si può! 
Ci vuole coraggio a farlo per davvero!
Per me è stato sempre terapeutico, da puerili poesie a racconti, a puro diario giornaliero o dei viaggi che ho fatto. Qualcosa che rimane un po' come la fotografia ma ha un altro sapore. E' arte la scrittura!!!
Che meraviglia!!! ci sono i talenti, gli scrittori che ti incantano, che non smetti di leggere o non vedi l'ora di riaprire quel testo... Quando gareggiavo scrivevo sui match importanti: le mie insicurezze, le strategie usate e non usate, mi è servito tanto, lo insegno anche ai miei allievi. Perché quando poi incontri di nuovo l'avversaria, parti da qualcosa di conosciuto di te e di lei, nel caso di una gara. Insomma scrivere è amore!

Tania Croce) A chi dedichi il vostro libro?

Patrizia Saccà) Il nostro è un libro che parla di vita vera, siamo come una matrioska uno dentro l'altro con forme diverse, per trasmettere la bellezza ed anche raccontarsi senza paure, la paura è il contrario dell'amore il nostro libro vuole essere proprio tre cuori. I miei tre cuori sono il mio amato zio Luigi che per me è stato mio papà, Federico mio giovane amico e Roberto mio meraviglioso ex marito che anche se ex, rimarrà sempre la mia anima gemella... e poi a tutti quelli che come me, guardano oltre il possibile, come noi Tris di Cuori Paolo e Sara

Tania Croce) Ci sono altri progetti che vi vedranno di nuovo insieme, uno spettacolo tratto dal libro?

Patrizia Saccà) Magari, uno spettacolo wow!
Cuoricina-Sara (come la chiamo io) un po' scherzando un po' no,  parlava di un film. Perché no? sì certo... solo se il regista è Almodovar o Özpetek le ho risposto, perché loro parlano di vita vera... e quindi dissi "chiami tu Paolo? "
A parte le battute, abbiamo in mente di farne un audio-libro in modo che possa essere letto da persone cieche o ipovedenti.
Poi, in questi ultimi anni ascoltare i libri è diventato più abituale rispetto ad un tempo, nei lunghi viaggi in macchina, a casa ed anche in una degenza in Ospedale può essere simpatico. Ultimamente piace, Per cui sì, oltre alle presentazioni che abbiamo in giro, ecc. ecc... questo è certamente il prossimo nostro obiettivo. Ho suggerito di leggere ad ognuno di noi la nostra parte, vita vera voce vera...

                                In foto Sara Rubatto, Paolo Fresi, Patrizia Saccà

Cuore, amico cuore. La coautrice di Un Tris di Cuori Sara Rubatto. L'intervista

Oggi con immenso piacere pubblico la seconda intervista dedicata al libro Un Tris di Cuori di Patrizia Saccà, Paolo Fresi e Sara Rubatto che oggi mi ha concesso un'intervista che sarà difficile dimenticare e che desidero condividere per invitarvi a leggere questo libro, a scoprire la storia di questi tre meravigliosi cuori che hanno battuto all'unisono nelle pagine del libro edito da Il Rio.


Intervista di Tania Croce

Tania Croce) Nel cuore risiedono le ansie dell'uomo e l'amore ma il cuore è il motore del nostro corpo e delle nostre azioni. Sei l'autrice femminile accanto a Patrizia Saccà, a raccontarmi la preziosa storia contenuta in questo libro del cuore. Me ne vuoi parlare?

Sara Rubatto) Cuore, amico cuore!
Sono circa 22 anni che lotto con lui per continuare a vivere. Una battaglia che, solo oggi dopo lunghi anni, ho trasformato in una strada di vita a 360°.
Cura verso me stessa, rispetto del mio corpo, delle mie emozioni e dei pensieri e il tutto riportato verso le altre persone che si trovano ad avere un cuore mal-funzionante. 
Sì perché il mio cuore non è più un organo normale come quando avevo 19 anni e oggi GRAZIE ai suoi difetti che mi hanno fatto soffrire ma mi hanno dato anche la possibilità di cambiare interiormente e cambiare lo stile di vita, posso veramente testimoniare che questo organo non è solo un generatore di battiti elettrici ma è la centralina della vita.
Il cuore sa parlare ed in questi anni ho imparato a fermarmi qualche istante dalla frenesia di questo mondo e mettermi in suo ascolto.
Ecco che da nemico che lo consideravo perché mi ha tolto una carriera sportiva, perché mi ha privato di sogni che avevo nel cassetto, ho sentito che era invece un grande alleato; il mio grande alleato.
E la vita è iniziata a cambiare. 
Io sono iniziata a cambiare.
Quel "non aver più paura della paura" che c'è nel nostro cuore ha lasciato spazio al prendermi cura di me stessa e dell'altro senza paura ma con tanta gioia e serenità.
Credo che l'amore sia anche questo.

Tania Croce) Il vero limite è sopravvivere?

Sara Rubatto) Per quanto mi riguarda, il vero limite è la paura.
Sopravvivo quando mi lascio dirigere da quest'emozione capace di soffocarmi.
Quella paura che non mi rende libera di essere quello che sono: in cammino per apprendere, per crescere interiormente, per mettermi in gioco e conoscermi sempre meglio.
Sopravvivo quando non mi ascolto dentro, quando non ascolto questo cuore che parla e mi lancio nella vita seguendo preconcetti e modi di fare che ho imparato nel tempo.
Imparare a "correre più lentamente" per ascoltare quel limite che c'è dentro di me, poiché nulla è mai fuori ma sempre in me, costruito da me stessa e con tutta la consapevolezza che posso avere cercare di fare un passo avanti.

Tania Croce) Il destino o fato, è spietato a volte e devastante, però dal dolore si può ripartire per rinascere. Quanto e in che modo la scrittura può essere terapeutica?

Sara Rubatto) La scrittura è quella terapia, senza effetti collaterali, capace di fare stare meglio dentro e chissà anche di iniziare un lento processo di guarigione. Senz'altro emozionale.
Dalla scrittura ho imparato a mettermi in gioco, a fermarmi, sentirmi, a riflettere, e far riemergere sofferenze e gioie e a lavorarci su.
Scrivere è un farmaco salvavita. 
Dopo l'autobiografia scritta dal titolo Non ancora (il mio ritorno alla vita) e il libro scritto con Patrizia Saccà e Paolo Fresi dal titolo Un Tris di Cuori, tanto dentro di me è cambiato.
Perché come dice sempre: "Cambiare si può... solo se si vuole e se si è pronti".

Tania Croce) A chi dedichi il vostro libro? Ci sono altri progetti che vi vedranno di nuovo insieme, uno spettacolo tratto dal libro?

Sara Rubatto) Dedico Un Tris di Cuori a mio fratello Lorenzo con tanto affetto come gratitudine infinita per Esserci sempre nella mia vita.
Di altri progetti chissà...

In foto Paolo Fresi, Patrizia Saccà e Sara Rubatto

Il racconto del cuore di Paolo Fresi. L'intervista

Al Circolo dei lettori di Torino, il 19 dicembre 2019, è stato presentato Un Tris di Cuori, un diario in cui sono contenute tre storie, tre destini da conoscere, comprendere e amare.
Parlai con Paolo al telefono e mi colpì la sua sensibilità, il suo amore per la vita, la letteratura e le parole, il suo coraggio.
La voglia di raccontarsi ha dato luogo a questo libro. Ne vorrei parlare con Paolo Fresi che ci ha rilasciato un'interessante intervista, attraverso la quale viaggeremo dentro il libro edito da Il Rio.

Intervista di Tania Croce

Tania Croce) Nel cuore risiedono le ansie dell'uomo e l'amore ma il cuore è il motore del nostro corpo e delle nostre azioni. Il libro a tre voci nel quale s'insinua la tua, l'unica maschile, accanto a quelle da usignolo di Sara Rubatto e Patrizia Saccà, è il tuo canto del cigno. Me ne vuoi parlare?

Paolo Fresi) Ho sempre pensato che la vera disabilità sia non aver cuore e non avere empatia... perché puoi avere tutto ma se non sai amare non sei niente! 
La mia visione maschile è stata contemperata da quella femminile di Patrizia e Sara votata all’ascolto... il cuore in fondo è la sede fisica delle emozioni e dei sentimenti... il mio è stato messo a dura a prova ma ha capito che ciascuno di noi ha uno scopo... un servizio in cui cimentarsi in questa vita... e raccontare come reagire non significa indurirsi... più ti apri alla vita... più essa ricambia!

Tania Croce) Il vero limite è sopravvivere?

Paolo Fresi) Il vero limite è non vivere appieno il senso di se, è rinunciare a cercarlo... la vita ci chiede questo 

Tania Croce) Il destino o fato, è spietato a volte e devastante, però dal dolore si può ripartire per rinascere. Quanto e in che modo la scrittura può essere terapeutica?

Paolo Fresi) Il fato... quella quota imponderabile rispetto alle nostre azioni, può essere cinica e devastante ma raccontare e testimoniare è essenziale per se e per gli altri... sfoghi la parte interiore e fai immedesimare chi soffre nel tuo e nel suo dolore e puoi aiutare a far trovare una nuova via per continuare 

Tania Croce) A chi dedichi il vostro libro? Ci sono altri progetti che vi vedranno di nuovo insieme, uno spettacolo tratto dal libro oppure?

Paolo Fresi) Dedico il mio libro a tutti gli amici... il taglio sociale di tutte le nostre iniziative è preminente e siamo aperti a nuove prospettive... certamente!
                                             
                                        In foto Sara Rubatto, Patrizia Saccà e Paolo Fresi

Domani è un altro giorno su Sky

Il 28 febbraio 2019 esce al cinema un film diretto da Simone Spada Domani è un altro giorno, il remake dell'argentino Truman - un vero amico è per sempre. La bellissima storia d'amicizia e solidarietà tra Giuliano e Tommaso, due splendidi Marco Giallini e Valerio Mastandrea, la vedo oggi su Sky e mi commuovo senza piangere perché i due attori sanno trattare una tematica tragica come la malattia e la morte, in modo realistico e ironico.
Gli sguardi dei due attori spesso, dicono più delle parole, in fondo tra amici ci si capisce con lo sguardo e le parole a volte sono superflue. E il regista questo lo ha sottolineato. Sguardi eloquenti, mani che si stringono, lacrime nel silenzio della rassegnazione per un destino che è stato scritto.
Quando non c'è più nulla da decidere e tutto è attesa e angoscia, s'insinua il profondo e infinito legame dell'amicizia tra le vite di chi si è voluto sinceramente bene e da cui ci si deve congedare prima del tempo. 
Tommaso e Giuliano vivono i loro ultimi quattro giorni insieme a Roma. Tommaso vive all'estero e pur avendo paura di volare, si presenta a casa dell'amico per passare del tempo insieme semplicemente. 
Giuliano si sente la vita scorrere addosso e il veleno della malattia che lo sta divorando anche se è lucido, consapevole e sceglie di sfuggire all'agonia prendendo una decisione coraggiosa che comunicherà agli amici, anziché lasciare una fredda lettera. C'è anche l'amatissimo cane a cui Giuliano dovrà dire addio per sempre.
Accanto a Valerio Mastandrea e Marco Giallini, ci sono Anna Ferzetti, Andrea Arcangeli, Jessica Cressy, Barbara Ronchi, Marta Bulgherini, Massimo De Santisi e Stefano Fregni.
Le musiche di Maurizio Filardo, riempiono i silenzi ed emozionano.
Voto del film 10

di Tania Croce











30 giorni da Leone, ricordando Sergio con Maurizio Graziosi. L'intervista

30 giorni da Leone, ricordando Sergio è un titolo semplice eppure seducente nel segno del ricordo, un vero e proprio omaggio al regista e all'uomo che nacque il 3 gennaio di 91 anni fa e che ci ha lasciato da 30 anni: il regista e autore Sergio Leone
Il regista Rai Maurizio Graziosi, è tra coloro che hanno voluto fortemente questa mostra, in cui Roma lo ricorda con l'affetto e la riconoscenza che merita. 
Lo abbiamo incontrato per saperne di più sul cuore e l'anima di questo progetto senza tempo. 

L'intervista di Tania Croce

Tania Croce) Il cinema italiano e mondiale, devono tanto al regista ispirato e innamorato del west e della sua città a cui è dedicata la mostra in cui ricorre il numero 30, come la durata della mostra, come gli anni senza di lui. Come è nata l'idea di realizzare una mostra tanto bella e perché

Maurizio Graziosi) Per l'amore platonicamente "omosessuale" per Leone. Scherzi a parte, per l'enorme ammirazione nei confronti di questo grande regista anzi, autore cinematografico. Con un rammarico: non aver potuto realizzare il backstage di "l'assedio di Leningrado", l'opera incompiuta di Leone, per il quale mi aveva dato l'autorizzazione. Mi dispiace solo di non essere in possesso delle finanze per poter realizzare una mostra commisurata alla grandezza di Leone 

Tania Croce) Lo hai conosciuto personalmente? 

Maurizio Graziosi) Personalmente per telefono nel 1987. Personalmente "de visu" soltanto a dicembre del 1988, quando presenziò ad un incontro presso la Discoteca di Stato in Via Caetani, incontro con Ennio Morricone e Sergio Miceli sulla musica del Maestro Morricone, con presentazione in anteprima delle musiche per "Il segreto del Sahara"

Tania Croce) Quale ricordo hai di lui? 

Maurizio Graziosi) Un uomo apparentemente burbero ma molto buono, un professionista esemplare, preparatissimo (con tanta gavetta formativa alle spalle) che non amava i dilettanti, uno attento ai particolari, un perfezionista fino alla paranoia, un Maestro che ha lasciato un vuoto incolmabile. 

Tania Croce) Qual è il messaggio di 30 giorni da Leone, ricordando Sergio

Maurizio Graziosi) Non dimenticarsi di chi ha lasciato un segno nella storia del cinema, da vero Leone, da vero e proprio Re della foresta di celluloide. 

La mostra sarà visitabile fino al 5 gennaio.

Sergio Leone “da mangiare” è l'appuntamento del 4 e 5 gennaio 2020, un originale percorso enogastronomico nel segno degli Spaghetti Western a chiusura dell’iniziativa 30 giorni da Leone, ricordando Sergio “Città dell’Altra Economia - Sala Convegni”
Dopo la “video-maratona” di 16 ore di filmati di Sergio Leone, il quale il 3 gennaio avrebbe compiuto 91 anni, le iniziative in ricordo del regista proseguono a Roma con due appuntamenti che ne faranno scoprire un inedito lato “enogastronomico”, con cene e degustazioni di piatti della tradizione italiana - e non solo - da lui amati, insieme a ricette divenute vere e proprie protagoniste dei suoi film. Il tutto accompagnato da racconti e aneddoti narrati da colleghi e compagni d’avventura del grande regista romano.
I due appuntamenti che chiudono la mostra “30 giorni da Leone, ricordando Sergio” si svolgeranno il 4 e 5 gennaio 2020 con “Un pranzo da Leone” presso il ristorante “Checco er carettiere” (Via Benedetta 10-13 - Trastevere), dove andava a mangiare Sergio Leone, accompagnati dagli aneddoti raccontati dalle proprietarie; “Una cena da Leone” presso “La botticella” Via di Monte Testaccio 25, dove si cenerà con proiezione di tre filmati su Sergio Leone, inframezzati da canzoni romane che amava ascoltare il grande regista romano; “Spaghettata western”, presso il Bar “Boario” adiacente alla mostra su Sergio Leone presso la Sala Convegni della “Città dell’Altra Economia” (ex Mattatoio di Testaccio, Largo Dino Frisullo).

Ufficio Stampa a cura di Marta Volterra

Gli spettacoli più belli del 2019

Il 2019 è stato un anno intenso, complesso, pieno di ostacoli e di teatro, che ha allietato le nostre ore.
E' difficile dare un voto agli spettacoli visti e amati ma vorrei elencare quelli che ho amato di più e perché.

1) Il miglior spettacolo omaggio all'omonimo film di Pupi Avati, è sicuramente REGALO DI NATALE con Giovanni Esposito, Filippo Dini, Valerio Santoro, Gigio Alberti e Gennaro Di Biase per la regia di Marcello Cotugno, visto al Quirino. 
Mi è piaciuto perché...
"Oltre all'impeccabile regia di Cotugno e alla maestria del cast, è degno di nota il lavoro magnifico sulle luci affidato a Pasquale Mari, le scenografie suggestive di Ferrigno e l'adattamento di Pierattini che ha proiettato una storia degli anni '80 ai giorni nostri, frenetici e telematici, dove forse valori come l'amicizia, hanno un peso inferiore nella nostra vita rispetto all'imperante individualismo.
Un ottimo lavoro teatrale da vedere ed applaudire".
La recensione:



2) Il musical più emozionante è sicuramente A CHRISTMAS CAROL dall'opera sul Natale forse più bella che sia stata mai scritta da Dickens, con uno Scrooge Ciufoli di rara bravura e Fabrizio Angelini nei panni di Mr. Fezziwig, danzando con un cast straordinario. Visto al Quirino.
Mi è piaciuto perché...
"In questo musical il viaggio è corale e spirituale, verso un distacco dalle cose materiali che rendono gli uomini meschini e orribili. Siamo tutti un po' Scrooge e il teatro rende possibile questa catarsi, ossia una purificazione che ci illumina, indicandoci la giusta strada da percorrere per diventare uomini migliori".


3) Tra gli omaggi alla letteratura straniera più toccanti del 2019 c'è senza alcun dubbio LE NOTTI BIANCHE di Dostoevskij con la regia di Francesco Giuffrè visto al Ghione.
Mi è piaciuto perché...
"Il regista Francesco Giuffrè ha saputo ricreare la Pietroburgo descritta dall'autore russo e la dimensione utopistica del sognatore attraverso i giochi di luci di Luca Palmieri, le suggestive musiche classiche, i costumi in scena come a suggerire presenze fisiche, l'ultima quella dell'amato di Nasten'ka con il quale scomparirà dalla scena lasciando solo il povero e innamorato sognatore.
Tra giochi di pioggia e un ombrello che s'illumina e dal quale cadono le gocce da cui l'eroe si ripara, luci fioche nelle quattro notti in cui i due sconosciuti s'incontrano, si consuma la meravigliosa storia che racchiude un'ideologia etica di protesta".
La recensione:


4) Come posso non elencare in questa mia appassionata classifica, l'altro omaggio letterario a Dostoevskij interpretato da Mauri e Sturno all'Eliseo I FRATELLI KARAMAZOV?
 La sofferta performance di Glauco Mauri, interrotta a causa di un malore, è stata ripresa con successo nella serata indimenticabile a cui ho assistito.
Mi è piaciuto perché... 
"Glauco Mauri e il regista Matteo Tarasco hanno scelto i capitoli più emblematici del romanzo, la cui summa è sicuramente rappresentata dal monologo di Roberto Sturno che è Ivàn, uno dei tre figli di Fëdor Karamazov e conduce il pubblico nel suo viaggio iniziatico attraverso Il racconto del Grande Inquisitore".
La recensione:


5) Tra gli spettacoli di autori teatrali contemporanei stranieri apprezzati nel 2019, cito con immenso piacere ed emozioni: IL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE adattato dal regista Angelo Savelli vincitore del Premio Ubu Speciale 2019 e prodotto da Pupi e Fresedde. Ho visto la prima allo Spazio Diamante, seduta al fianco del suo autore: il catalano Josep Maria Miro.
Mi è piaciuto perché...
"Il teatro degli interrogativi dell'autore catalano originario di Vic (Barcellona), mette insieme le domande che si susseguono nel copione, nel tentativo di comprendere gli altri e noi stessi. Il dialogo è pieno di battute interrotte di colpo e di punti interrogativi, la scena è animata da déjà-vu e flashback come fosse la fotografia dei nostri pensieri più che delle azioni compiute, dei ricordi che si agitano nella nostra mente, nel tentativo di restare a galla come il corpo immerso in un liquido teorizzato da Archimede.
E' stata un'esperienza forte, assordante come il rumore dei vetri in frantumi che paralizza, inquieta, sconcerta".
La recensione:

6) Tra i tributi alla drammaturgia pirandelliana, mi ha emozionato immensamente I GIGANTI DELLA MONTAGNA con Gabriele Lavia ammirato al Teatro Eliseo.
 Mi è piaciuto perché...
"La vita e la morte s'incontrano tra mezzi teatrali e visioni, verità e finzione, in questo dramma testamento dell'autore di Girgenti, che conclude la trilogia pirandelliana di Gabriele Lavia, un attore e regista immenso ed eccezionale, che ha mostrato in questa pièce il talento prodigioso dei bambini, capaci d' inventare storie a cui credono, una magia che l'umanità ha smarrito".
7) LA GENTE DI CERAMI è un altro spettacolo omaggio tra i miei preferiti visti nel 2019 con una straordinaria Anna Ferruzzo e un impeccabile Massimo Wertmuller, visto al Vittoria. Mi è piaciuto perché...
"In questo splendido atto unico, cambiano tempi e costume, abitudini, cappelli e stati d'animo Massimo e Anna, incontrandosi, corteggiandosi, ridendo, piangendo, sussurrando, declamando e cantando come solo due grandi interpreti sanno fare e regalando agli spettatori, immagini splendide della Roma petroliniana e di quella del boom economico, e portando in scena belle anime, fragili oppure ridicole ma sempre e comunque straordinarie".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/03/la-gente-di-cerami.html


8) Tra gli spettacoli pedagogici ispirati alla scienza, ho visto e adorato al Sala Umberto LA SCUOLA DELLE SCIMMIE.
Mi è piaciuto perché...
"E' una lezione di teatro e scienze, psicologia, pedagogia e religione. 
Come studenti maturi e consapevoli, entriamo nella scuola delle scimmie, tra professori illuminati e condannati, presidi severe, genitori atei e cattolici, allieve innamorate e zii eloquenti e smarriti.
Bruno Fornasari, l'autore e regista dello spettacolo sull'evoluzionismo e il creazionismo, ispirandosi a tre fatti realmente accaduti, ha scritto una pièce entusiasmante, che induce a pensare a ciò in cui crediamo o abbiamo creduto, influenzati dall'educazione ricevuta in famiglia, dagli studi compiuti e dal credo religioso".
La recensione: 
9) Merita un posto privilegiato il meraviglioso spettacolo WALKING ON THE MOON dedicato alla missione Apollo 11, la cui data ha coinciso con l'anniversario dell'allunaggio avvenuto 50 anni fa. Ha vestito splendidamente i panni dell'astronauta Michael Collins l'attore e regista Graziano Piazza al Teatro Romano di Ostia Antica.
Mi è piaciuto perché...
"Lo spettacolo scritto da Fabio Morgan e diretto da Leonardo Ferrari Carissimi è un atto unico di rara bellezza con scene di teatro nel teatro, citazioni letterarie, luci stroboscopiche e Moon River come colonna sonora perché l'amore (come nel film Colazione da Tiffany) è il dono che Collins consegna al giovane e inesperto Elia (Matteo Cirillo), come fosse un carburante speciale per poter mettere in moto il suo sogno. La gradinata del Teatro Romano immerso nell'area archeologica di Ostia Antica come palcoscenico per gli attori, ha consentito una visione suggestiva e coinvolgente".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/07/viaggio-sulla-luna-con-mike-collins.html


10) L'One man show di Enrico Montesano, il mio attore romano preferito, dotato di una vis comica fuori dal comune, apprezzato nella splendida cornice di Santa Severa, mi ha rincuorato, rallegrato e divertito immensamente.
Lo spettacolo mi è piaciuto perché:
"Nel meraviglioso viaggio teatrale di circa due ore, l'immenso attore, imitatore, barzellettiere, rumorista e cantante, con la leggiadria di un cavallo di razza ha attraversato epoche, ideologie, tradizioni popolari, lingue e dialetti italiani e stranieri per raccontarsi e mostrare l'uomo condizionato dalla politica e dalla comunicazione sui social, priva di pathos ed emozioni autentiche".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/08/enrico-montesano-in-one-man-show.html


11) Il secondo omaggio al cinema che ho apprezzato quest'anno, è stato lo spettacolo pedagogico L'ATTIMO FUGGENTE, la prima versione teatrale dell'omonimo film cult del 1989, reso famoso dalla straordinaria e indimenticabile performance di Robin Williams visto al Ghione.
Mi è piaciuto perché: 
"E' stato un magnifico viaggio letterario e umano al fianco di Ettore Bassi e vorrei dire che questa pièce è necessaria perché sottolinea l'insostituibile valore dello studio e dell'educazione indispensabile all'orientamento degli adolescenti".
La recensione: 
https://www.pennadoroteatro.com/2019/10/ettore-bassi-insegna-lamore-per-la.html


12) Lo spettacolo musicale di Romano Talevi, una vera e propria opera rock dove la prosa s'insinua per raccontare storie di periferia drammatiche e vicine a ognuno di noi, è stato TANGENZIALE visto al teatro Lo Spazio.
Lo spettacolo mi è piaciuto perché:
"E' uno spettacolo rock, uno show teatrale originale e seducente, con citazioni letterarie: Shakespeare in primis e richiami cinematografici di grande impatto. Le meravigliose melodie eseguite dal vivo, catturano il pubblico animandolo di speranze e il canto si trasforma in una preghiera collettiva e salvifica, come il teatro, il luogo dove le emozioni sono condivise e tangibili.
Ogni attore in scena è un musicista pieno di fantasie, angosce, ricordi e sogni.
In fondo "... noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e la nostra vita è circondata dal sogno" (William Shakespeare)".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/11/tangenziale-invocando-gli-dei-speranza.html



13) L'OPERAZIONE al Piccolo Eliseo, è un ottimo esempio di drammaturgia contemporanea italiana, scritto, diretto e interpretato da Rosario Lisma.
Mi è piaciuto perché...
"Le figure dell'autore teatrale, dell'attore, del critico autorevole e dello scribacchino sul web, un furbetto incompetente che pubblica online per entrare gratis a teatro, sono analizzate dall'ispirata e brillante penna d'oro di Rosario Lisma che interpreta Saverio, un autore motivato ed erudito, ridotto dalla noncuranza della critica ad essere un precario come i colleghi attori".
La recensione:
https://www.pennadoroteatro.com/2019/12/loperazione-di-rosario-lisma-al-piccolo.html

Trionfo esagerato per Salemme in tv

Trionfo esagerato per Salemme in diretta con le sue commedie teatrali in tv. Il terzo dei tre spettacoli intitolato Una festa esagerata, di cui vidi e apprezzai il film con Francesco Paolantoni, Iaia Forte, Nando Paone e Massimiliano Gallo, ha tenuto incollati ben 2 milioni di spettatori su rai2 la notte di Natale.
La storia è ironica e per certi versi tragica: una coppia unita dalle apparenze, è impegnata nei preparativi per la festa della figlia (Mirea Flavia Stellato) la quale sta per compiere 18 anni. I festeggiamenti però sono interrotti da un lutto o presunto tale, dell'anziano inquilino del piano di sotto.
In un terrazzo con vista sul Vesuvio, Vincenzo Salemme omaggia egregiamente Eduardo, fingendo sia il suo dirimpettaio immaginario, citando in quella scena Questi fantasmi del Maestro a cui deve tanto. Il secondo omaggio a Eduardo è nei saluti finali quando si ode una battuta di Natale in casa Cupiello.
Salemme con il suo teatro in tv ha saputo dimostrare con ascolti da record che il teatro è necessario e vitale.
Grazie Vincenzo per la bellezza che hai saputo donarci attraverso il tuo immenso talento e la tua semplicità.

di Tania Croce

                   Il film)

Branchetti propone Un grande grido d'amore di J. Balasko. L'intervista

Un grande grido d’amore di Josiane Balasko (traduzione David Norisco) con Barbara De Rossi e Francesco Branchetti e con Isabella Giannone e Simone Lambertini, le musiche originali di Pino Cangialosi, le scene di Alessandra Ricci la regia di Francesco Branchetti, è un'opera che ha l'urgenza di essere illustrata e l'intervista concessami da Francesco, è necessaria. 

L’intervista di Tania Croce

Tania Croce) I protagonisti interpretano due ruoli di cui hanno fatto esperienza nella vita: quello di attore e di coniuge. Sembra scontato ma entrare nella parte di cui si conoscono le caratteristiche può aiutare l’attore ad essere credibile in scena. Josiane Balasko, l’autrice e attrice apprezzata in diversi adattamenti teatrali come Notte di Follia al Parioli con Anna Galiena e Corrado Tedeschi e nel film Il Riccio, tratto dal romanzo L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, in Un grande grido d’amore concepisce un’opera illuminante dove l’interiorità dei personaggi irrompe sulla scena per comunicare il non detto e dove le azioni contano più delle parole? 

Francesco Branchetti) Verissimo… UN GRANDE GRIDO D’AMORE è una straordinaria pièce che davvero riconcilia con il teatro, comico ma non solo. E’ indubbiamente una comicità che nasce dalla costruzione perfetta dei caratteri dei nostri protagonisti e dalla ricostruzione altrettanto impeccabile del mondo di cui fanno parte ma sempre lontana da ogni forma di superficialità e di cliché. 
Il messaggio implicito è, sempre e comunque, che finché si riesce a ridere della propria paralisi comportamentale e sociale, c’è speranza. 

Tania Croce) Parlami del personaggio che interpreti... 

Francesco Branchetti) Il mio personaggio Hugo Martial è un attore ed è un personaggio estremamente divertente che sicuramente farà molto divertire il pubblico si tratta di un attore dalla carriera in fase calante che ritrova sulla scena una sua vecchia fiamma che è stata la donna della sua vita anche lei attrice dalla vita burrascosa e il rapporto tra i due è scenicamente denso di gag ed infiniti momenti di divertimento puro per il pubblico, per cui davvero mi diverto molto ad interpretare il personaggio di Hugo Martial anche perché rappresenta in tutto e per tutto anche nei difetti e tic la figura dell'attore e del commediante. 

Tania Croce) Perché hai scelto la commedia della Balasko? 

Francesco Branchetti) Ho scelto questa commedia perché L’estro e la genialità drammaturgica dell’autrice, in questo testo, ha caratteristiche molto precise drammaturgicamente parlando e il testo non ha solo l’ambizione di “seguire”, teatralmente parlando, i suoi personaggi, la loro costruzione e la loro strada, ma a poco a poco, senza quasi darlo a vedere, dall’ atmosfera da commedia, che vive sulla perfezione dei meccanismi e su un dialogo sfavillante e teatralmente perfetto, si passa a qualcosa di molto profondo che ci regala anche momenti di grande poesia e umanità; I personaggi caratterizzati in maniera straordinaria, non sono solo pedine dell’azione scenica, ma si trasformano in personaggi identificabili e riconoscibili di un ambiente, come quello del teatro e dello spettacolo, colti nei tic, nelle frustrazioni e nelle ambizioni spesso sbagliate o comunque bizzarre della loro esistenza. 

Tania Croce) Il teatro è? 

Francesco Branchetti) Quel magico mondo in cui si ha la straordinaria possibilità d'indagare l'animo umano e le tortuose relazioni che abbiamo con noi stessi e poi con gli altri; ansie, paure, malesseri, malinconie, dolori, solitudini. Il tutto protetti dal mondo del palcoscenico e in questo caso della comicità che ci libera forse dalla paura delle conseguenze della nostra avventurosa ricerca. Un viaggio dentro noi stessi e nei cuori di chi ci guarda. 

Ecco le date dello spettacolo in continuo aggiornamento

TOUR


Venerdì 10 gennaio - TREJA (MC)Sabato 11 gennaio  - VASTO (CH)
Da Martedì 21 a domenica 26 Gennaio - TEATRO SAN BABILA MILANO
Sabato 8 e Domenica 9 Febbraio -TEATRO CARDINAL MASSAIA TORINO
Mercoledì 12 Febbraio - GALATONE (LE)Venerdì  14 Febbraio - LIMBIATE (MI)
Sabato  15 Febbraio - OSOPPO  (UD)
Venerdì 28 Febbraio - MOGLIANO (MC)Sabato  29 Febbraio e Domenica  1 Marzo -  TEATRO DEL CESTELLO FIRENZE
Venerdì 6 Marzo - MACERATA FELTRIA (PU)
Sabato  7 Marzo - SAN MARCO IN LAMIS (FG)Domenica  8  Marzo - TEATRO CAESAR SAN VITO ROMANO (RM)
Venerdì  20 Marzo - TEATRO PALAPARTENOPE NAPOLIVenerdì 26 e Sabato  27 Marzo - OPERA (MI)
Venerdì  3 Aprile - BORGIO VEREZZI (SV)
Sabato  4 Aprile - CICAGNA (GE)Venerdì  17 Aprile - GORGONZOLA (MI)Sabato  18 Aprile - SANTENA (TO)
Domenica 10 e Lunedì  11 Maggio - TEATRO DEL LOTO FERRAZZANO (CB)Sabato  16 Maggio - RONCIGLIONE (VT)

Sogni e bisogni di e con Salemme il bello della diretta

Come in un'apparizione fantasmagorica e visionaria, irrompe nella vita di Rocco Pellecchia un bizzarro personaggio vestito di bianco, che scompare quando indossa la maschera e ricompare come per magia. E' l'inquilino del piano di sotto come ama definirsi, o meglio il tronchetto della felicità. Sarà vero che un uomo va dove lo porta il tronchetto? Forse un tronchetto non fa la felicità, però non averne più uno per l'uomo potrebbe essere un problema enorme, anzi una vera e propria tragedia.

 C'è un susseguirsi di equivoci nella splendida pièce scritta e interpretata da Vincenzo Salemme dove l'artista napoletano indaga con ironia nell' abisso dell'animo umano, sperando di fare luce o di capire quanto sia complicata la nostra natura e per certi versi incomprensibile. Come un attore della commedia dell'arte, Salemme dialoga con gli altri attori attraverso un linguaggio verbale e non verbale, neutralizzando la quarta parete, fin quando il pubblico è parte integrante dello spettacolo. 
Tra battute astute, lazzi, assurdità e riflessioni, la diretta televisiva conduce il pubblico in sala e quello a casa, all'inaspettato finale. Destata dalla verità, penso che Salemme sia il degno erede della drammaturgia eduardiana, sia per l'attenzione al linguaggio nel quale s'insinua il dialetto napoletano per accendere i dialoghi che alle tematiche, prediligendo come il Maestro napoletano, il sogno e la follia umana.


Vincenzo Salemme il 18 dicembre 2019 è andato in scena su Rai2 con una favola divertente che parte da un presupposto surreale: il distacco di un… attributo dal corpo del proprio “padrone”, rappresentata per la prima volta nel 1995, una vera commedia dell’arte.
Nel cast, oltre a Salemme,  vorrei ricordare l'eccezionale Andrea Di Maria apprezzato nella parte del figlio nella prima commedia recitata in tv, Massimo Andrei, la strepitosa Teresa Del Vecchio, Antonio Guerriero, Sergio D’Auria, Adele Pandolfi, Biancamaria Lelli e Luana Pantaleo.
Il prossimo appuntamento con il teatro in tv, è per Natale. Il 25 dicembre 2019 vedremo con piacere Una festa esagerata, la terza commedia scelta per questo inedito appuntamento televisivo con il teatro d'autore.

di Tania Croce


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