Rita Pasqualoni è Tangenziale. L'intervista

Torna al teatro Lo Spazio il 26 novembre 2019 "Tangenziale" lo spettacolo diretto e interpretato da Romano Talevi.
Diverse storie, raccontate in musica e prosa dal suo narratore Krapp, un chitarrista cieco con il dono della veggenza, che si esibisce con un trio di artisti di strada per le vie della città. 
Incontriamo l'attrice Rita Pasqualoni, nel cast dello spettacolo pieno d'attualità e riflessioni per raccontarci alcuni particolari del testo e del suo personaggio.

Tania Croce) In questo spettacolo il passato s'insinua nel presente. Tangenziale è un luogo di passaggio, una terra di mezzo dove s'incontrano un gruppo di musicisti illuminati da un personaggio cieco dotato della saggezza di Tiresia. Qual è il tuo ruolo in questa pièce?

Rita Pasqualoni) Il mio ruolo in “Tangenziale”? "Io sono Tangenziale, attraverso di me passano le vie del mondo. Vene scure di giorno, serpenti di arcobaleno la notte. Vite vanno e vengono incessantemente…”. Tangenziale rappresenta non solo un luogo ma tutta l’umanità, in tutte le sue forme e sfaccettature e nello stesso tempo è al di sopra di tutto e tutti. Tangenziale osserva, custodisce, consiglia, accoglie, offre speranza a tutte le genti che “…come piccole formiche cosmiche si perdono nel nulla delle loro esistenze”. Tangenziale è in continua trasformazione: è e non è allo stesso tempo. Subisce metamorfosi fisiche e psichiche. Ma è sempre presente, altrimenti non ci sarebbe vita “…ogni città che io contengo è il mio cuore, il suo battere frenetico. In me pulsa la vita dell’universo stesso.” Nella pièce, Tangenziale ingloba tutto ciò che accade realmente in scena e fuori dalla scena, ossia in un mondo parallelo realizzato attraverso dei video, un mondo il cui significato profondo, sarà visibile solo alle anime consapevoli. 

Tania Croce) Ti trovi in quest'ombelico del mondo a riflettere e far riflettere il pubblico su quali tematiche?

Rita Pasqualoni) Lo spettacolo “Tangenziale”, attraverso la musica dal vivo e la prosa, consta di due livelli di lettura: quello fisico, materiale e quello spirituale, onirico. Attraverso il mio ruolo vorrei far riflettere o quanto meno offrire una suggestione su come stiamo vivendo e dove stiamo andando. Perché Tangenziale esisterà sempre ma l’umanità no. Abbiamo tutti un tempo limitato per vivere su questo pianeta chiamato Terra “…siamo tutte anime di passaggio ma ci vuole tanto coraggio…” e quindi non possiamo sprecarlo. Vorrei che ci destassimo da tanti falsi miti che troppo spesso si sostituiscono ai veri valori della vita, alimentando conflitti e intolleranza fra le persone. Infine le guerre. Vorrei che prima di intraprendere una qualsiasi azione, ci chiedessimo se ne vale davvero la pena, analizzandone vantaggi, svantaggi e conseguenze.

Tania Croce) Il teatro può essere visto oggi come mostrò Aristofane ne Le Rane, la salvezza degli uomini?


Rita Pasqualoni) Credo che il teatro, da sempre, sia stato salvifico per gli uomini. Un mezzo per comunicare, per denunciare, per allietare e divertirsi, far riflettere e interrogarsi, per celebrare semplicemente la bellezza e l’estetica. Attraverso questa forma di espressione artistica ( così come del resto attraverso la pittura, la musica, la danza, ecc.) si ha possibilità di arrivare alla mente e al cuore delle persone e condividere il proprio pensiero e visione del mondo. L’attore interpreta la realtà che riconsegna allo spettatore arricchita di un significato soggettivo che la trascende. Ed è questo secondo me che fa del teatro un luogo magico, dove poter fare accadere l’inverosimile, ciò che è nascosto nelle pieghe della nostra coscienza. Operando questa sorta di magia, gli uomini possono essere salvati, sia gli attori che gli spettatori. Possono trovare, in modo inaspettato, una soluzione o semplicemente una giusta intuizione. Possono provare sensazioni sconosciute o ritrovate e riconciliarsi. Possono uscire da questo luogo di mistificazioni ma mai falso, con una nuova consapevolezza. Oggi con la moderna tecnologia applicata agli smartphone , si è perso un po’ il senso del mistero. Intendo il mistero della vita, di ciò che ci muove veramente e di come ogni giorno sia un piccolo grande miracolo svegliarsi, respirare, emozionarsi. Compiere tutte quelle azioni che ci accompagnano durante la giornata, essere consapevoli dei pensieri e sensazioni che ci animano. Siamo sempre più distaccati da noi stessi perché sempre più spesso ci relazioniamo e confrontiamo con una realtà virtuale dalla quale pretendiamo risposte, amicizie, conoscenza. Allora ecco che il teatro può salvarci ancora una volta, facendosi portatore di un’umanità che si sta perdendo, di quel fuoco sacro che riscalda le anime stanche e congelate, di vita e speranza.


Lo spettacolo sarà in scena dal 26 novembre al 1 dicembre 2019, sarà un'immersione nella bellezza. 


di Tania Croce



Shara Guandalini è Wondergiggi. L'intervista

Shara Guandalini, non è solo l’attrice comica ed estrosa che conosciamo, è anche una blogger. 
Wondergiggi nasce dal blog che ha lo stesso nome dello spettacolo in scena al Teatro Testaccio dall’8 al 10 novembre 2019. 
E' un viaggio semiserio nella vita di una quarantenne di oggi, una sorta di diario autoironico in cui la sua autrice annota pensieri, riflessioni su questo mondo storto.
Incontriamo Shara Guandalini sul web prima dello spettacolo diretto da Giorgia Giuntoli. 

Tania Croce) Nel tuo spettacolo, immagino tu sia la personificazione del blog che sfoglierai metaforicamente per raccontarti e raccontare le tue esperienze. Me ne vuoi parlare? Sarai sola in scena in un monologo/soliloquio oppure? 

Shara Guandalini) Sono sola. Sono Shara che, pian piano più entra nel racconto di se, più diventa Wonder. Ognuna di noi lo è.

Tania Croce) La vita di una donna e madre oggi, è ciò che le capita perché lo vuole fortemente o è ciò che accetta passivamente senza fare nulla per cambiare? 

Shara Guendalini) Culturalmente e fisiologicamente noi donne siamo destinate a fare più cose insieme: la madre, la moglie, la donna in carriera, l’amante, l’amica, la confidente. Ecco credo che ogni tanto, quando ci si accorge che tutti questi ruoli ci risultano un po' stretti, sia necessario fermarsi e dire: “io non ce la faccio, non riesco”. Credo sia molto più difficile, ma più salutare. Sennò il rischio è quello di implodere, di colpo.

Tania Croce) Se rinascessi preferiresti essere un uomo, oppure difendi ironicamente ed esalti il tuo essere ‘woman’? 

Shara Guendalini) Girl power forevah! Credo che l’ironia e la leggerezza siano il mezzo per navigare, la leggerezza come valore, da non confondere con la superficialità, è un’arma potentissima per sopravvivere e per attutire i colpi altrui.

Tania Croce) Come la leggerezza intesa da Italo Calvino. Pensi che arriverà il giorno in cui la parità tra i due sessi farà comprendere al mondo che è cosa buona e giusta la generosità, la giustizia, la pace, insomma il femminile? 

Shara Guendalini) Non siamo tutte rose e fiori, dovremmo ancora imparare molto dal mondo maschile. Per prima cosa la capacità di fare gruppo, il cameratismo non ci appartiene per nulla. Gli uomini si confrontano, le donne si paragonano. Questo purtroppo ci pregiudica molto in tema di parità, perché la storia insegna che l’”insieme è meglio delle singole parti”.

E' stato fantastico risentirti dopo tanto tempo e credo quest'intervista infonda tanta curiosità nel lettore che correrà a vedere Wordergiggi di e con Shara Guandalini e la regia di Giorgia Giuntoli

Quando? 

👉Dall'8 al 10 novembre al Teatro Testaccio in Via Romolo Gessi 8 h 21.00 (il 10 h.18) teatrotestaccio@gmail.com Tel: 06 5755482 

Vi consiglio di vedere questo spettacolo perché Shara ha un talento innato e sorprendente per cui quello in sua compagnia sarà un bellissimo viaggio nel quale si riderà tanto e si rifletterà.

di Tania Croce

LEONARDO E IL FOGLIO PERDUTO

Lunedì 4 novembre - ore 21.00


LEONARDO E IL FOGLIO PERDUTO
Unico Concerto/Evento


Teatro Regio Torino


Piazza Castello, 215 - Torino

Filarmonica Teatro Regio Torino


Musiche Composte, Orchestrate e Dirette da

Stefano Fonzi

Solisti:


Paolo Fresu (tromba)
Albert Hera (voce)
Torino Jazz Orchestra
 Fulvio Albano – leader (sax tenore)
Valerio Signetto - Gianni Virone (sax contralto)
Nicola Tonso (sax tenore) - Helga Plankensteiner (sax baritono)
Martin Ohrwalder - Mirco Rubegni - Sergio Bongiovanni - Felice Reggio (trombe)
Luca Begonia - Stefano Calcagno - (tromboni) Aldo Caramellino – (tromboni)
Gianfranco Marchesi - (trombone basso)
Gianluca Tagliazzucchi (pianoforte)
Aldo Zunino (contrabbasso)
Marco Tolotti (batteria)

con la partecipazione straordinaria dell’attore


Pino Insegno (voce narrante)


Testi e adattamenti di Giommaria Monti


Conduce la serata:
Marco Basso - critico musicale de ”La Stampa”


In anteprima internazionale, per il Moncalieri Jazz Festival, un'opera musicale moderna composta e diretta da Stefano Fonzi con un cast di eccezione. Lunedì 4 novembre alle ore 21:00 al Teatro Regio di Torino andrà in scena “Leonardo e il foglio perduto”, una composizione che prende spunto da due grandi opere di Leonardo conservate nei Musei Reali di Torino, “Il Codice del Volo” e “L’Autoritratto”. L’opera interpreta il grande sogno di Leonardo, quello del Volo, che per tutta la vita ha caratterizzato i suoi studi. Il concerto proprio per rendere omaggio al genio sperimentale vinciano, si avvale anche di tecnologie all’avanguardia, che vedranno la proiezione di fotografie, concesse grazie alla collaborazione dei Musei Reali di Torino, rappresentanti l’Autoritratto e Il Codice del Volo, messe in relazione con altrettante foto e video del Pop.Up Next (Drone come mezzo di trasporto volante senza conducente) e la nuova auto gran turismo elettrica “Da Vinci", disegnata e realizzata nel 2019 dalla Italdesign, il cui prototipo è stato ideato, disegnato, progettato e costruito negli stabilimenti di Moncalieri. Per l’ingegneristica del genio italiano, la “Da Vinci” è realizzata con una particolare apertura delle portiere ad “ali di gabbiano” collegandola ancora una volta al sogno del volo leonardesco. Gli interpreti d’eccezione a livello internazionale coinvolti in questo meraviglioso progetto sono la Filarmonica Teatro Regio Torino, la Torino Jazz Orchestra e due grandi solisti Jazz quali Paolo Fresu e il vocalist Albert Hera; i testi sono scritti da Giommaria Monti e saranno letti ed interpretati sul palco dall'attore e doppiatore Pino Insegno.


TRAMA:

L’autoritratto di Leonardo, conservato nel caveau della biblioteca Reale di Torino, ritrae un uomo solo e stanco, ormai anziano. Sembra essere disinteressato al mondo che lo circonda, consapevole che la vita volge al termine. In ogni linea del suo viso, negli occhi che non sembrano guardare più lontano come un tempo, Leonardo ha rappresentato se stesso nell’intimo: ogni ruga è un pensiero, un’idea, un progetto, un qualcosa che ha realizzato o che avrebbe voluto realizzare. È il sogno che lo ha accompagnato per tutta la sua vita di artista, scienziato, inventore: volare. Sin da quando era bambino, infatti, era il suo sogno e per tutta la vita studierà la meccanica del volo, progetterà macchine volanti, riempirà di calcoli e appunti i suoi quaderni e soprattutto il Codice del volo degli uccelli custodito a Torino: 18 fogli fronte-retro, un quaderno di appunti come ne aveva scritti a decine negli anni. Annotazioni, schizzi, disegni completi e altri solo abbozzati. Come molte delle opere che Leonardo non ha mai finito. E proprio lì, in quel codice, qualcosa sembra mancare: la macchina del Grande Nibbio, disseminata in quelle pagine, non ha una sua compiutezza. Il suo sogno Leonardo non riuscirà a realizzarlo, ci vorranno quattro secoli prima che una macchina volante più pesante dell’aria si sollevi da terra con un uomo a governarla. Proprio come aveva immaginato il genio da Vinci, proprio come quei disegni abbozzati e non realizzati. Proprio come Il Grande Nibbio che nel Codice manca completo. C’era? Leonardo lo ha mai ultimato? È andato forse perduto nei mille viaggi che il Codice farà da Parigi, dove Leonardo lo porta e lascerà morendo al suo assistente Francesco Melzi? Era magari tra i moltissimi fogli persi o nascosti oggi chissà dove? Qualcuno se lo chiede osservando il ritratto di Leonardo nella sala della biblioteca Reale di Torino e leggendo il codice conservato lì. Rivede la vita di Leonardo alla luce di quel sogno, della scoperta che cambierà la storia dell’umanità. Qualcuno che segue il cammino interiore, le opere e la vita di Leonardo tra eventi storici realmente accaduti, tra I Medici a Firenze e Ludovico il Moro a Milano, tra Cesare Borgia e Michelangelo. Qualcuno che è legato al genio di Vinci, figlio di un notaio e di una cameriera di un’osteria di Anchiano. Un figlio illegittimo, in un’epoca straordinaria e crudele. Una storia che comincia nel famoso autoritratto, dentro le pagine del Codice del volo e diventa immaginazione in quel foglio che forse manca, forse non è esistito mai. È il grande sogno che Leonardo ha inseguito per tutta la vita: permettere all’uomo di volare.




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Giovanni Arezzo è il giovane Adolf Hitler. L'intervista

Debutta a Roma dal 4 al 6 novembre al Teatro de’ Servi, nell’ambito della stagione Fuoriclasse, dedicata alla drammaturgia contemporanea, MEIN KAMPF KABARETT  di George Tabori con la regia di Nicola Alberto Orofino. Ce ne parla l'attore e regista Giovanni Arezzo, nel cast di questo toccante spettacolo.

Tania Croce) Sei nel cast di uno spettacolo suggestivo sulla storia di un'umanità lacerata dalla Guerra e dall'attesa di un'esistenza possibile. Che sensazione hai provato nei panni del tuo personaggio?

Giovanni Arezzo) Ho provato una sensazione molto strana quando il regista Orofino mi disse che aveva pensato a me per il MEIN KAMPF, e proprio per il ruolo di Adolf Hitler: dover interpretare un uomo realmente esistito, e che ha influito in maniera irreversibile e così spaventosamente negativa nella storia dell’umanità, devastando il mondo intero, mi ha fin da subito riempito il cervello di domande e di dubbi. In realtà, l’Hitler che interpreto io è un giovanotto di provincia squattrinato e con il sogno di diventare pittore, di fare l’artista: non ha (ancora) messo a punto i suoi piani di devastazione e di distruzione del mondo. Ciò mi ha permesso di prendere un po’ le distanze (eticamente parlando, diciamo) dal Fuhrer per come lo conosciamo e lo abbiamo studiato noi a scuola, e ho cercato di costruire il mio personaggio utilizzando tutti i mezzi a mia disposizione (filmati, fotografie, biografie etc) per rendere coerenti i miei modi e le mie azioni a quella che è stata la realtà (non so quanti comizi in tedesco ho visto nel mese di prova dello spettacolo), restituendo però a un mostro come Hitler tutta l’umanità di cui aveva bisogno all’interno della fetta di storia che raccontiamo.

Tania Croce) La storia insegna a non compiere gli stessi errori, oppure pensi che il destino dell'uomo sia segnato dalla teoria dei corsi e dei ricorsi?

Giovanni Arezzo) L’uomo non riesce a non commettere errori. E gli errori, quelli enormi che poi entrano nella storia nostro malgrado, secondo me, nascono da sentimenti che sono propri della natura umana (quali l’odio, l’invidia, la paura del diverso). Per cui, anche se cambieranno le forme in cui si paleserà, il Male continuerà a segnare per sempre la quotidianità di ogni epoca. 

Tania Croce) Cosa è necessario insegnare ai giovani?

Giovanni Arezzo) Ti risponderei che sarebbe necessario insegnare ai giovani a considerare il rispetto nei confronti del prossimo, dato che il prossimo siamo ognuno di noi per le vite di tutti gli altri, la base della propria esistenza. Così sarebbe semplicissimo. Ma è da sempre che si insegnano ai giovani queste cose stupende, eppure sembra quasi che il genere umano regredisca. Per carità, tra sistemi touch-screen ovunque e tecnologie avanzatissime, ma io non vedo che regresso. Nel pensiero, nell’approccio alle cose, ai fatti, alle persone. 
Per cui, se dovessi veramente avere davanti un giovane a cui dire una sola cosa, gli direi: pensa con la tua testa senza farti accecare da pugni di fumo negli occhi, sforzandoti sempre di metterti nei panni degli altri quanto vorresti che gli altri lo facessero con te. 

Tania Croce) Il testo di Tabori, capovolge il Mein Kampf del Fuhrer. In che senso? 

Giovanni Arezzo) Qui si parla del Mein Kampf del Fuhrer molto prima che venisse scritto quel libro. E nel testo di Tabori è proprio Shlomo, addirittura un ebreo, a occuparsi della stesura di questo libro. Però, forse, il senso finale del libro e del pensiero che si cela dietro le pagine che lo compongono, non ne viene fuori poi così capovolto. Venire a vedere per credere, insomma. 

Tania Croce) Il teatro può essere una danza di speranza? 

Giovanni Arezzo) Io credo che il teatro debba essere bello. In quanto tale, poi, diventa tutto. Anche una danza di speranza. Ma anche un urlo di disperazione, uno svago, una lezione di storia, a volte di vita. Diventa tutto. 
Il teatro deve essere bello perché chi va a teatro deve riuscire a lasciare fuori dalla sala tutta la sua vita, e deve ritrovarla due ore dopo diversa, arricchita. Se quando esci dal teatro sei identico a quando sei entrato, qualcosa è andato storto. 
ll teatro deve essere bello perché i teatri devono tornare a essere pieni, non solo di addetti ai lavori ma di persone comuni. E questa è la mia personalissima danza di speranza. 

di Tania Croce 


Il comunicato stampa 

MEIN KAMPF KABARETT

di George Tabori

con Giovanni Arezzo, Francesco Bernava, Egle Doria, Luca Fiorino, Alice Sgroi

scene e costumi Cristina Ipsaro Passione

assistente Gabriella Caltabiano

organizzazione Filippo Trepepi

Regia Nicola Alberto Orofino

Produzione Mezzaria Teatro

Dal 4 al 6 Novembre ore 21


Teatro de’ Servi

Debutta a Roma dal 4 al 6 novembre al Teatro de’ Servi, nell’ambito della stagione Fuoriclasse, dedicata alla drammaturgia contemporanea, MEIN KAMPF KABARETT di George Tabori con la regia di Nicola Alberto Orofino.

Un giovane ragazzo con la passione della pittura, arriva da Braunau sull’Inn a Vienna per tentare l’esame di ammissione all’Accademia di Belle Arti. Squattrinato, infreddolito e costipato, trova rifugio in un dormitorio in cui vivono l’ebreo Lobkowitz e l’ebreo Herzl.

Una storia come tante, se non fosse che quel giovane ragazzo altro non è che l’uomo che da lì a qualche anno avrebbe abolito ogni libertà in Germania, causato un conflitto mondiale e ucciso sei milioni di ebrei.

MEIN KAMPF di George Tabori è un testo complesso, ricco di riferimenti religiosi, storici, intellettuali. 

Giovanni Arezzo, Francesco Bernava, Egle Doria, Luca Fiorino, Alice Sgroi portano in scena una gigantesca riflessione sul senso della vita e della morte, della storia e della fantasia, della verità e della bugia. Niente è come sembra perché tutto si mischia, tutto si può dire, tutto può accadere, tutto si può fare dentro l’ospizio della signora Merschmeyer sito in Vicolo del Sangue a Vienna.
L’ ebreo Herzl conduce il gioco. Lui che è un grande bugiardo, passa il tempo ad aspettare. L’attesa, condizione esistenziale ebraica, è il suo modo di vivere la vita.
Nell’attesa e nel dubbio esplodono fantasia e creatività: le bugie diventano l’unico nutrimento irrinunciabile dell’ebreo Herzl. Da lui e con lui prorompono in palcoscenico un ventaglio di personaggi stra-ordinari, forse frutto della sua fantasia. L’ebreo Lobkowitz che crede di essere Dio, la vergine Gretchen, la più intima proiezione di Herzl, contemporaneamente sogno d’amore e di erotismo, rappresentante di un mondo femminile che vorrebbe appagarlo, ma lo spaventa. Le giornate scorrono all’interno dell’ospizio viennese, le relazioni sempre più forti, le riflessioni sempre più argute, e ,quando sembra che un’improbabile quanto auspicabile amicizia sia ormai nata tra l’ebreo Herzl e il giovane “ariano” di Braunau sull’Inn, arriva la signora Morte per prendersi il futuro Fuhrer, quale suo aiutante prediletto. La storia non si modifica, il futuro degli uomini è segnato dentro il taccuino che la cieca signora dell’Aldilà consulta per avvisare i clienti che l’ora è giunta. Il senso della Storia rimane interdetto, meraviglie e orrori del passato e del futuro che verrà, non possono trovare spiegazioni umane.
MEIN KAMPF, rovesciando completamente l’omonimo libro del Fuhrer, è una lezione di vita, perché di attesa e d’incapacità di leggere e ragionare sugli accadimenti della nostra esistenza, di frustrazioni e inumanità, di bramosia di potere e leaderismo siamo ammalati in tanti, oggi come ieri. In un contesto del genere, tutto può accadere anche oggi, come quando in quel tempo non tanto lontano.

“Ho aggiunto il sottotitolo KABARETT, al titolo MEIN KAMPF del testo di Tabori”- annota Nicola Alberto Orofino. “Il Kabarett, da un punto di vista tematico e stilistico faceva spessissimo uso della satira, soprattutto affrontando argomenti legati alla società e alla politica, non ultimo il nazismo. Inoltre l’antisemitismo dilagante in quegli anni colpì duramente anche la comunità degli artisti del Kabarett, perché molti di loro erano ebrei. L’ironia a tratti feroce che pervade il testo, mi ha fatto pensare che questa forma di spettacolo tanto si avvicina allo spirito dell’opera. Infine ho preferito usare il termine Kabarett a Cabaret nel rispetto di una differenziazione proposta dagli stessi studiosi e artisti tedeschi dell’epoca: cabaret indica solo gli spettacoli più piccanti e di grana grossa, mentre il termine Kabarett sarebbe riservato agli intrattenimenti di satira sociale e politica.
E intrattenimento di satira sociale e politica mi sembra la definizione più giusta per il tipo di lavoro intrapreso.”

Ufficio Stampa


Maresa Palmacci 348 0803972; palmaccimaresa@gmail.com




Giada Prandi, in Dolce attesa per chi? L'intervista


L'attrice Giada Prandi che dal 5 al 10 novembre prossimo, andrà in scena al Teatro Trastevere di Roma con "DOLCE ATTESA PER CHI?", progetto sostenuto dallo studio Genetica: la banca etica del cordone ombelicale specializzata in Nutrigenica, Test DNA, Genetica prenatale non invasiva, Cellule staminali, ci racconta la storia dello spettacolo scritto da Betta Cianchini.

Tania Croce) Il dubbio amletico di essere o non essere madre in una società evoluta e in cui la donna al pari dell'uomo oggi fa carriera, anche se per ottenere tale parità professionale deve rinunciare alla maternità, sconcerta e inquieta l'universo femminile e il tuo personaggio, me ne vuoi parlare? 

Giada Prandi) Bianca (il mio personaggio) è una trentenne precaria nel lavoro e in amore. Come dice il testo: ha un contratto “a progetto” ma progetta di avere un contratto. Ha una relazione con un ricercatore anch’esso precario, uno dei tanti cervelli prossimi alla fuga, costretto a prendere in considerazione l’espatrio per sperare in una carriera dignitosa. Lo spettacolo racconta dunque cosa accade dal momento in cui (sulla base di questi presupposti) Bianca inizia a desiderare un figlio e una famiglia. Nasce quindi una guerra fra la testa e la pancia (non a caso lei e il suo alter ego in scena interpretato da Veronica Milaneschi sono vestite da soldati). Un confronto spietato e surreale fra la sua parte più razionale e positiva e quella più istintiva e cinica. Si può fare un bambino con un compagno ricercatore precario che medita l'espatrio? Meglio rimanere o partire? Cosa fare se non si hanno dei nonni a disposizione per aiutarti? Come conciliare il desiderio di maternità con il lavoro? Il fatto che in una società evoluta molte donne debbano rinunciare non per scelta personale ma perché scoraggiate da un determinato contesto culturale, sociale ed economico è sconcertante. Scegliere di non fare figli è una scelta legittima e sacrosanta quanto lo scegliere di farli, detto ciò è profondamente ingiusto che tante donne che i figli vorrebbero tanto averli, debbano vedersi costrette a reprimere un desiderio così importante perché abbandonate e non tutelate abbastanza dalla società e dalla politica. 

Tania Croce) Le trentenni e le quarantenni spesso non sostenute da compagni precari o inesistenti, scelgono di mettere al mondo un figlio autonomamente. Pensi ciò sia innaturale oppure legittimo?

Giada Prandi) La questione è complessa e non si può generalizzare. Il contesto lavorativo è difficile e instabile anche per gli uomini. I motivi che possono portare una donna a mettere al mondo un figlio anche senza l’aiuto del partner possono essere molteplici e non mi sento di esprime giudizi generici. Quello che è vero però, è che da un punto di vista culturale c’è ancora l’idea che chi debba sacrificarsi di più da un punto di vista lavorativo sia sempre e comunque la madre. Quindi troppo spesso accade che nella coppia, chi deve rinunciare di più è la donna e questo deve cambiare. 
La coppia è un progetto a due altrimenti non è una coppia, quindi parità di oneri e onori. 

Tania Croce) Preparando lo spettacolo, hai sentito il peso della responsabilità di lanciare un messaggio forte su questo argomento delicato e sottovalutato? 

Giada Prandi) Questo testo sapientemente scritto da Betta Cianchini non si propone di lanciare un messaggio ma piuttosto di accendere un faro su una tematica non abbastanza trattata e di porre delle domande specifiche osservando la questione da varie angolazioni, contestualizzandola il più possibile alla situazione economica e sociale del nostro paese. Tutto quello che viene raccontato nel testo è frutto del vissuto personale dell’autrice. La sua esperienza di madre precaria senza nonni a disposizione e con un compagno costretto a lavorare H24 per portare a casa la cosiddetta pagnotta. Per esempio lo spettacolo inizia con la registrazione di una vera telefonata fatta a un CUP della regione Lazio in cui tentiamo di prenotare un’amniocentesi per la quale scopriremo che sarà impossibile trovare posto. Si tratta di un’esame fondamentale per le gravidanze dopo i 30 anni finalizzato a diagnosticare eventuali malformazioni del feto, Un esame che presso le strutture private può costare dagli 800 ai 1200 euro. Si parla poi della questione asili nido, di depressione post-partum e molto altro. Tutto in chiave grottesca, ironica e surreale ma con una forte attenzione alle tematiche più concrete. 

Tania Croce) Credi che la donna oggi sia considerata al pari dell'uomo? 

Giada Prandi) Ancora no. Si sta finalmente cominciando a prendere veramente coscienza del fatto che c’è una questione “parità” soprattutto nell’ambito lavorativo. Si comincia a parlarne più apertamente ma penso che in Italia siamo ancora lontani dall' aver risolto il problema. Abbiamo fatto dei passi avanti, questo è buono e lascia ben sperare ma ancora non ci siamo. Il problema è culturale, la società è purtroppo ancora molto impregnata di un sessismo vecchio e stantio ma sono fiduciosa del fatto che per le prossime generazioni la parità sarà un valore assodato e fondante. 

Tania Croce) Esiste l'orologio biologico che impone figli entro i 40 anni. Una donna senza figli può sentirsi completa ugualmente? 

Giada Prandi) L’orologio biologico è un po’ uno di quei mostri creati da una certa cultura che affonda le sue radici nel senso di colpa: “Sbrigati altrimenti poi non sei più buona”. Le donne non sono un vasetto di yogurt con la una scadenza sopra! 
E' ovvio che biologicamente c’è una fascia di età in cui il corpo è maggiormente predisposto alla gravidanza ma la società muta e come è sempre stato nell’evoluzione della specie il nostro corpo farà di tutto per adattarsi. Il fatto poi che una donna per essere completa debba avere un figlio è un concetto aberrante e pericoloso. Anzi semmai è proprio il contrario, direi che solo una donna completa e realizzata nella sfera personale può svolgere al meglio il suo ruolo di madre. Una donna frustrata difficilmente potrà essere una madre equilibrata e felice. E’ fondamentale dunque che la politica si impegni seriamente affinché le donne possano emanciparsi ed affermarsi professionalmente in età molto più giovane. 

Giada Prandi che sarà al fianco di Alessandro Gassman e Maya Samsa in "Io ti cercherò" nuova fiction di prossima messa in onda su RAI 1, vi attende al Teatro Trastevere di Roma dal 5 al 10 novembre 2019. 

di Tania Croce




ORARIO SPETTACOLO

Da martedì a sabato inizio spettacolo ore 21:00

Domenica inizio spettacolo ore 17:30

PREZZI BIGLIETTI

Intero: € 12,00 + € 2,00 di tessera associativa del teatro
Ridotto: € 10,00 + € 2,00 di tessera associativa del teatro

INFO E PRENOTAZIONI

Tel: 065814004 / 3283546847

E-mail: info@teatrotrastevere.it

Teatro Trastevere

Via Iacopa De’Sette Soli, 3

00153 Roma

Media Relations:
CGP Srl

Giorgio Cipressi & Giovanna Palombini

Greta De Marsanich cgpcomunicazione@gmail.com +39.3208626213

Carola Piluso
Tel.3406485395


Marco Fiorini è Ciancicagnocchi. L'intervista

Torna a teatro Ciancicagnocchi, la pièce scritta e diretta da Gabriele Mazzucco, vista all'Ambra alla Garbatella nel 2014 e interpretata da Valerio De Angelis con Andrea Alesio, Chiara Fiorelli, Federica Orrù e Paola Raciti.
Dopo la tappa di Civitavecchia sabato 19, giunge nella Capitale il 26/27 ottobre prossimo, precisamente nel teatro del suo autore e regista: Il Barnum Seminteatro e noi incontriamo il protagonista di questo monologo, l'attore Marco Fiorini per un'intervista nella quale scopriremo curiosità e rivelazioni sulla preparazione del personaggio e non solo.

Tania Croce) Ciancicagnocchi detto Ciancicagno', deve il suo soprannome alla balbuzie che lo caratterizza e che mette in luce un po' come la logorrea di Rugantino, la sua immensa umanità. Pur essendo un monologo, come gestisci i diversi registri linguistici prettamente romaneschi dando voce a numerosi personaggi?

Marco Fiorini) Hai detto bene. Il primo aspetto da sottolineare di questo personaggio è la sua grande umanità. Lui è un popolano, senza arte né parte, che vive di espedienti. Ma è sostanzialmente un debole, che si appoggia all’amico fraterno che al contrario è il ras del quartiere (Trastevere) che lo protegge quotidianamente. Il punto in cui noi lo troviamo in questa storia, è proprio quando viene a mancargli l’appoggio dell’amico fraterno (che viene arrestato) e lui si trova da solo a fronteggiare le vicissitudini che la vita gli prospetta. La sua balbuzie, come tu giustamente sottolineavi, che tra l’altro interviene solo nei momenti in cui lui si innervosisce e si sente in difficoltà, è proprio un elemento che serve a caratterizzare la sua grande debolezza, a sua volta punto forte della sua immensa umanità. Gli altri personaggi che gravitano intorno al protagonista/narratore della storia, sono alcuni parte del suo mondo e quindi a lui vicini per estrazione sociale e formazione culturale, altri invece da lui distanti (come il conte, suo nonno o presunto tale). Ho cercato di caratterizzarli tutti lavorando sui toni della voce, modificando timbrica e volumi e postura del corpo per aiutare lo spettatore a seguire i vari dialoghi tra i personaggi che però ovviamente conduco da solo. Menzione a parte merita il personaggio di Annarella, unico femminile, per il quale insieme al regista Gabriele Mazzucco, abbiamo fatto una scelta di campo decidendo di evitare estreme femminilizzazioni che avrebbero potuto condurre alla macchietta, esaltando invece un aspetto di dolcezza nella parlata, da coniugare però con la forte personalità del personaggio, popolana verace e disincantata.

Tania Croce) Hai mai interpretato un ruolo simile ed essendo romano d'origine quanto lo senti vicino a te?

Marco Fiorini) E’ la prima volta che mi capita di accettare una sfida del genere, cimentandomi nell’interpretazione di una sorta di Rugantino, seppur riveduto e corretto. Io sono romano di origine, ma non di estrazione popolare e credo di avere poco a che fare con Ciancicagnocchi, elemento questo che mi ha indotto ad accettare ancor più volentieri la sfida. Lui, ripeto, vive di espedienti, molto alla giornata, è un furbastro in qualche modo costretto ad esserlo proprio per motivi di sopravvivenza, tutte caratteristiche che in realtà non hanno mai fatto parte della mia filosofia di vita e non rientrano nel mio bagaglio di esperienze di vita vissuta. Non abbiamo molto in comune io e Ciancicagnocchi, se non proprio quell’umanità che credo mi appartenga, di uomo consapevole delle proprie debolezze e dei propri limiti; in questo lo sento molto vicino a me.

Tania Croce) Sei entusiasta d'indossare i panni ottocenteschi e magnifici del tuo straordinario personaggio? 

Marco Fiorini) Sono ovviamente molto entusiasta di questa avventura anche per i risultati che mi sta dando professionalmente. Non c’è dubbio che sono molto affascinato da quel periodo storico inquadrato nel nostro racconto, di una Roma un po’ decadente, priva di una reale classe media, dove i ricchi nobili sono i potenti e il popolino si arrabatta come può. Tra l’altro questa è un’occasione per ripercorrere una fase molto importante anche per la sua tragicità, della storia di Roma: il moto rivoluzionario del 1849, primo vero episodio di ribellione del popolo romano, sfociato nella dolorosa carneficina del Gianicolo. I riferimenti storici nel testo sono tutti reali e riportati con estrema dovizia di particolari. E poi hai toccato un tasto che mi preme sottolineare: vestire questi panni, nel vero senso letterale della parola, è un privilegio per l’opera splendida che ha fatto la costumista Chiara Fiorelli, mettendomi a disposizione un costume meraviglioso che è di fondamentale aiuto a me nell’interpretazione e allo spettatore per calarsi ancora di più nella storia.

Tania Croce) Qual è il messaggio dello spettacolo?

Marco Fiorini) Il messaggio è raccolto in una battuta verso la fine dello spettacolo che Ciancicagnocchi condivide con il pubblico: “Nella vita spesso famo tanto pé diventa quello che volemo, ma poi alla fine se ritrovamo a esse solo quello che dovemo”. L’affannosa e legittima ricerca di un qualcosa di meglio nella vita, si scontra inevitabilmente con il destino scritto per ognuno di noi. Ciò non toglie però che non dobbiamo mai pensare che in parte non si possa anche essere un po’ artefici del nostro destino

Tania Croce) Credi che sia giusto e necessario attraverso il teatro valorizzare e decantare la storia e la bellezza di Roma?

Marco Fiorini) Non solo è giusto, ma tutti noi artisti romani dovremmo nella nostra carriera rendere un omaggio a questa nostra madre Roma, che ci fa spesso bestemmiare per le sue incongruenze, le sue difficoltà, gli ostacoli che ci pone quotidianamente, ma dimentichiamo troppo facilmente anche le grandi opportunità che ci offre con la sua magia, l’atmosfera unica che qui si respira, la sua storia i suoi luoghi incantati così spesso ispiratori di storie di vita meravigliose da raccontare, cui non dobbiamo mai fare l’abitudine fino a non vederli più.

Nel trascrivere quest'intervista, ho provato un'emozione indescrivibile perché attraverso le parole di Fiorini ho scoperto un animo fiero e gentile che renderà questo spettacolo un'esperienza meravigliosa sotto tutti i punti di vista.
V'invito a non perdere l'appuntamento con Marco Fiorini al Barnum Seminteatro il 26/27 ottobre 2019 a Via Adelaide Bono Cairoli, 3 - Roma

di Tania Croce

Ettore Bassi enseigne l'amour de la poésie au théâtre Ghione

Ettore Bassi enseigne l'amour de la poésie et de la vie au théâtre Ghione.
 Dans le rôle du professeur Keating, un homme passionné et authentique, le personnage séduisant et ironique né de la plume de Tom Schulman, Ettore transmet la philosophie du carpe diem avec audace et pathos et, dans ses leçons précieuses et extravagantes, enseigne l'urgence de la pensée sans stérilité. conformismes, à partir des pages d'un manuel consacré à la poésie qui invite ses étudiants à se déchirer. Dans un jeu de couleurs et entre les chaises qui, comme des ombres, suivent les actions des jeunes acteurs sur scène, Keating invite ses étudiants à observer le monde sous différents angles. C’était une belle et audacieuse image dans laquelle Ettore Bassi gravissait chaise, faisant les autres garçons l'imiter. Les moments les plus aimés ont été ceux dans lesquels Keating/Bassi a déclamé de sa voix magnifique les vers de poètes préférés de Thoreau. «Je suis allé dans les bois parce que je voulais vivre avec sagesse, ne faire face qu'à l'essentiel de la vie et voir si vous n'avez pas pu apprendre à quel point il avait à m'apprendre et à ne pas découvrir, sur le point de mourir, que je n'avais pas vécu "à Whitman, en espérant que ce capitaine! Mon capitaine! (O Capitaine! Mon Capitaine!) C’est le nom avec lequel ses garçons choisiront de l’appeler et les vers de la splendide poésie sont visibles derrière les acteurs à côté de la photo du poète barbu et extraordinaire du XIXe siècle. Il est nécessaire d'exprimer son talent avant que les saisons de la vie ne s'usent inévitablement. C'est ainsi que les jeunes étudiants non mûrs créent la Setta des poètes disparus, se réfugiant dans une grotte, loin du principal Nolan (Mimmo Chianese) et des obligations imposées par la Welton Academy. C'était un magnifique voyage littéraire et humain aux côtés d'Ettore Bassi et je voudrais dire que cette pièce est nécessaire car elle souligne la valeur irremplaçable de l'étude et de l'éducation, indispensables à l'orientation des adolescents. Sensible à la vision du film culte L'Attimo fuggente (1989) avec Robin Williams et un casting de jeunes acteurs exceptionnels, ce soir j'ai vu avec un immense plaisir et une émotion la première version théâtrale italienne magistralement dirigée par Marco Iacomelli et où m'a rapporté Ettore Bassi au moment du lycée classique, précieuses années au cours desquelles j'ai jeté les bases de ma préparation humaniste. Le spectacle aura lieu à la Ghione jusqu'au 20 octobre et je recommande de le voir de tout mon coeur car c'est une magnifique leçon de théâtre avec un Ettore Bassi en état de grâce.

di Tania Croce

Ettore Bassi insegna l'amore per la poesia al Ghione

Ettore Bassi insegna l'amore per la poesia e per la vita al Teatro Ghione. 
Nei panni del professor Keating, uomo appassionato e autentico, il seducente e ironico personaggio nato dalla penna di Tom Schulman, Ettore trasmette con arditezza e pathos la filosofia del carpe diem e nelle sue preziose e stravaganti lezioni, insegna l'urgenza del pensiero libero da sterili conformismi, a partire dalle pagine di un manuale dedicato proprio alla poesia che invita i suoi allievi a strappare. 
In un gioco di colori e tra le sedie che come ombre seguono le azioni dei giovani attori in scena, Keating invita i suoi studenti a osservare il mondo da diverse angolazioni ed è stata un'immagine bellissima e audace quella in cui Ettore Bassi è salito sulla sedia, facendo in modo che gli altri ragazzi lo imitassero. I momenti più amati sono stati quelli in cui Keating/Bassi ha declamato con la sua splendida voce i versi dei poeti preferiti, da Thoreau "Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto" a Whitman, sperando che O Capitano! Mio Capitano! (O Captain! My Captain!) sia il nome con il quale i suoi ragazzi sceglieranno di chiamarlo e i versi della splendida poesia sono visibili alle spalle degli attori accanto alla foto del barbuto e straordinario poeta dell'800. 
E' necessario esprimere il proprio talento prima che le stagioni della vita si consumino inevitabilmente e così i giovani e acerbi studenti creano la Setta dei poeti estinti, rifugiandosi  in una grotta, distanti dal preside Nolan (Mimmo Chianese) e dagli obblighi imposti dalla Welton Academy. E' stato un magnifico viaggio letterario e umano al fianco di Ettore Bassi e vorrei dire che questa pièce è necessaria perché sottolinea l'insostituibile valore dello studio e dell'educazione indispensabile all'orientamento degli adolescenti. 
 Sensibile alla visione del film cult L'Attimo fuggente (1989) con Robin Williams e un cast di giovani attori eccezionali, questa sera ho visto con immenso piacere ed emozione la prima versione teatrale italiana diretta magistralmente da Marco Iacomelli e dove Ettore Bassi mi ha riportato ai tempi del liceo classico, anni preziosi in cui gettai le basi per la mia preparazione umanistica. 
 Lo spettacolo sarà in scena al Ghione fino al 20 ottobre e io consiglio di vederlo con tutto il cuore perché è una splendida lezione di teatro con un Ettore Bassi in stato di grazia.

 Il Cast
 Ettore Bassi nel ruolo del prof. Keating regia di Marco Iacomelli Cast JOHN KEATING, Ettore Bassi PAUL NOLAN, Mimmo Chianese SIG. PERRY, Marco Massari NEIL PERRY, Matteo Vignati TODD ANDERSON, Alessio Ruzzante CHARLIE DALTON, Matteo Napoletano KNOX OVERSTREET, Matteo Sangalli RICHARD CAMERON, Leonardo Larini STEVEN MEEKS, Edoardo Tagliaferri CHRIS, Sara Giacci Team creativo REGIA Marco Iacomelli REGIA ASSOCIATA Costanza Filaroni SCENE E COSTUMI Maria Carla Ricotti DISEGNO LUCI Valerio Tiberi DISEGNO FONICO Donato Pepe PRODUTTORE ESECUTIVO Davide Ienco Il Teatro Ghione presenta da giovedi 10 a domenica 20 ottobre lo spettacolo, L’Attimo Fuggente, con Ettore Bassi, regia Marco Iacomelli. 


di Tania Croce




Da uno a dieci Antonio Conte: il marito che non c’è. L’intervista

Antonio Conte, straordinario attore apprezzato al cinema e in teatro, è in scena da questa sera al Teatro 7 nel ruolo del marito che non c’è, nella nuova commedia scritta e diretta da Stefano Reali. Mi ha gentilmente concesso quest'intervista prima della prima

(Tania Croce) Debutta oggi al Teatro 7 la commedia di Stefano Reali Da uno a dieci, dove tu interpreterai la parte del marito assente di una donna afflitta dalla depressione: Gabriella Silvestri. I toni noir ti sono cari, ricordiamo la tua ultima esperienza nella pièce al Belli - Hotel Poe di e con Riccardo Bàrbera, regia Claudio Boccaccini. Come si può apparire senza mostrare al pubblico il mistero celato dietro il tuo ambiguo e affascinante personaggio? 

(Antonio Conte) Come sempre è il personaggio che deve lavorare. Lui non sa quello che deve sapere l'attore. Il personaggio non conosce ciò che accadrà nel tempo a seguire, non conosce la fine. Quindi si comporta in maniera assolutamente normale, credibile, quello che fa, o non fa, apparirà agli occhi del pubblico come un atteggiamento assolutamente logico. Se si vuole celare un mistero, non bisogna nascondere nulla e il pubblico crederà che non c'è nulla da scoprire. 

Tania Croce) Tutto è ciò che appare oppure è reale solo quello che la nostra mente ci mostra? 

Antonio Conte) Si dice che la realtà sia una condizione relativa. Il credere che una cosa sia così, spesso è determinato dal 'bisogno' che quella cosa sia così. Per sentirsi protetti, confortati, per fuggire da una realtà che non ci piace, per non doverci assumere responsabilità, per soffrire meno o per sentirci sereni. Ci vuol poco a condizionare una mente. E il teatro crea sempre le condizione ideale perché ciò accada. Quando poi la scrittura è buona, il gioco è facile. 

Tania Croce) Potrei definirla per certi versi la commedia degli equivoci e quanto somiglia alla vita reale questa vicenda? 

Antonio Conte) Strutturalmente la si può definire una commedia degli equivoci, ma drammaturgicamente è un thriller alla Alfred Hitchcock. Si respira subito un clima strano, pieno di incertezze, di dubbi. Cose che sembrano ma poi non sono o forse lo saranno. Nulla appare certo. Ma come nella vita reale improvvisamente accade qualcosa che allenta la tensione, che fa scaturire una risata. E in questo lavoro di risate ce ne sono tante. 

Tania Croce) Ti sei trovato bene a lavorare con Fabio Avaro e Gabriella Silvestri? 

Antonio Conte) Con Fabio è la prima occasione di lavoro. Ho trovato un buon compagno, molto disponibile, cordiale e sempre al servizio dello spettacolo. Con Gabriella ormai siamo alla sesta esperienza insieme. E' un'ottima attrice e in questo spettacolo offre una straordinaria prestazione. Nelle passate pièce ci siamo sempre trovati benissimo, e anche in questa il feeling va a gonfie vele. Sul palcoscenico siamo una gran bella coppia. E se posso vorrei ringraziare Stefano Reali, autore, sia del testo che delle musiche, e regista. Uomo di grande esperienza, che conosce profondamente gli attori e sa come ottenere il meglio da loro. C'è sempre molta eleganza in quello che fa, cosa assai rara di questi tempi. 

Tania Croce) Cosa vuoi dire al pubblico per invitarti a vedere lo spettacolo? 

Antonio Conte) E' uno spettacolo, che pur tenendovi con il fiato sospeso fino alla fine, vi divertirà moltissimo. E' uno spaccato di vita assolutamente reale. Un testo scritto da chi non confonde serio con triste. Buon teatro a tutti. 

E' stato bellissimo intervistare Antonio, attore che stimo moltissimo e sono convinta che questo spettacolo sia da vedere assolutamente, da stasera al Teatro 7!

di Tania Croce

                                                  In foto Antonio conte con Gabriella Silvestri

Giuseppe Renzo, regale interprete di Giovanna Dark. L'intervista

A quasi 500 anni dalla vicenda che scosse per secoli le coscienze e gli animi lacerati e sconvolti dalla condanna al rogo della giovane e coraggiosa Giovanna, torna a teatro grazie all'adattamento e alla regia di Matteo Fasanella, Giovanna Dark, uno spettacolo dal titolo vibrante e per certi versi noir.
Giuseppe Renzo attore di talento impegnato in numerosi spettacoli improntati sulla valorizzazione della drammaturgia inglese con particolare predilezione per Shakespeare, come studioso e traduttore e di quella italiana contemporanea, è nel cast di questo sorprendente spettacolo ambientato in Francia, a Rouen dove la Pulzella d'Orleans fu arsa viva e per l'occasione, mi ha concesso quest'intervista

Tania Croce) Quale personaggio interpreti in questa pièce?

Giuseppe Renzo) In questa pièce, magistralmente diretta da Matteo Fasanella, interpreto la parte del Delfino di Francia che verrà successivamente incoronato Re col nome di Carlo VII di Valois, grazie proprio all'intervento di Giovanna d'Arco. Un personaggio realmente esistito, quindi, che si rivelerà essere un uomo poco ambizioso e con scarsa spina dorsale, sempre dietro ai consigli della più astuta suocera.

Tania Croce) Pensi che la messinscena di questa vicenda possa illuminare e sedurre l'uomo di oggi?

Giuseppe Renzo) Credo di sì! A parte la riscoperta di un personaggio storico molto controverso, che tutti hanno sentito nominare ma di cui pochissimi conoscono le reali vicende, Giovanna d'Arco resta da sempre una figura mitica, a cavallo tra una strega e una santa, sempre in bilico tra l'esaltazione mistica e il fanatismo religioso. La sua leggenda è ancora oggi intrisa di fascino e mistero.

Tania Croce) Qual è il messaggio dello spettacolo?

Giuseppe Renzo) Il messaggio dello spettacolo è chiaro: la messinscena non fornisce mai un punto di vista univoco sulla figura della Pulzella di Orleans. È compito degli spettatori quello di farsi la propria idea su quanto hanno visto: se si sia trattato soltanto di una ragazzina invasata oppure che sia stata realmente guidata dalla mano di Dio, beh, la scelta spetta al pubblico! Noi cerchiamo di non prendere mai una posizione netta. "Ai posteri l'ardua sentenza!"

Tania Croce) Se avessi vissuto nel tempo in cui Giovanna fu condannata, saresti stato dalla sua parte oppure...

Giuseppe Renzo) Dipende. Molta superstizione camminava lungo le strade a quei tempi! Così come molta ignoranza e tanta fede! Si accendevano roghi per un nonnulla! Penso che se fossi stato uno dei soldati da lei guidati avrei avuto una fede in lei cieca e assoluta, come accadde davvero! Ma se mi fossi trovato dalla parte del tribunale che l'ha giudicata, allora il discorso sarebbe stato diverso. Come ho già detto: dipende...

Tania Croce) I personaggi del passato che ogni attore sogna d'interpretare, quanto possono arricchire chi come te svolge questo lavoro con dedizione e coraggio?

Giuseppe Renzo) Arricchiscono il bagaglio di un attore in maniera indelebile e fondamentale! Qui stiamo parlando di un Re nella Francia del XV secolo, quindi va studiata meticolosamente la postura, la gestualità, il modo di camminare, le pause, la respirazione. Ma non solo! Anche gli intenti, i sottintesi, il gioco della fascinazione del potere, le macchinazioni, non sono da trascurare! Tutto questo e altro ancora muove i fili di un personaggio tanto complesso. È estremamente affascinante entrare nei panni di un titolato francese del Quattrocento. Noi uomini d'oggi non abbiamo minimamente idea di cosa ci fosse dietro a certe frasi e a certi pensieri, non siamo abituati a esprimerci e a gesticolare come loro. Una sfida sicuramente difficile e straordinaria!

Chiudo ringraziando tutti i miei compagni di viaggio, a cominciare da Matteo Fasanella, il regista, per poi andare avanti con Virna Zorzan, efficacissima Giovanna, a Maurizia Grossi, la regina Jolanda, a Alessandro Onorati, il capitano Gilles de Rais, a Valerio Rosati, Jean D'Aulon, e infine a Edoardo Sala, il vescovo Cauchon.


Dopo questa seducente intervista che invita il pubblico a vedere lo spettacolo per immergersi in quelle atmosfere magicamente ricreate dagli attori, è necessario sapere dove andare a vedere Giovanna Dark e fino a quando. Lo spettacolo sarà in scena dal 10 ottobre fino al 3 novembre 2019 al Teatro Stanze Segrete in Via della Penitenza 3, a Roma

di Tania Croce



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