Cyrano festeggia i 100 anni dell'Eliseo

Cyrano de Bergerac apre la stagione del Centenario del Teatro Eliseo. E' una commedia in versi martelliani in due atti e divisa in cinque quadri. Scritta nel 1897 da Edmond Rostand, protetto di Sarah Bernhardt, uomo ricco e illuminato di cui ricorrono quest’anno i cento anni dalla morte, è la storia di un fenomenale spadaccino, spirito libero e poeta che porta nel bel mezzo della faccia un naso che “di almeno un quarto d’ora sempre lo precede”.
Le scene di Matteo Soltanto sono meravigliose perché restituiscono al palcoscenico del teatro Eliseo la luce conferita alle pareti attraverso l’applicazione di cornici barocche per questo allestimento. Corde e botole sono funzionali al gioco teatrale e all'azione ed hanno consentito ai bravissimi attori diretti da Nicoletta Robello Bracciforti di rappresentare l’atmosfera in cui si svolge l'azione. I dolci grazie al bravissimo Duccio Camerini nei panni del pasticcere Ragueneau, innamorato più dei versi poetici che di sua moglie, sembra di gustarli davvero e la voce stridula dell'attore cane Montfleury, il talentuoso Carlo Ragone (che sarà anche Carbone di Castel Geloso, il comandante dei cadetti di Guascogna), è identica a quella descritta abilmente da Rostand. 
Rossana/Linda Gennaro, s’innalza in volo leggera e incorporea come una fatina, grazie ai versi incantevoli dell'amato Cristiano (Duilio Paciello) e che nella realtà sono pronunciati da Cyrano, nell'illusione di dichiarare il suo immenso amore, attraverso il giovane cadetto, bello ma stupido.
Le Bret (Massimo De Lorenzo) l'amico fedele dello spadaccino impavido, è credibile ed efficace. Thomas Trabacchi nei panni del conte De Guiche, ha l'ardire e la presunzione del personaggio che interpreta.
Gli allievi e le allieve del corso di recitazione della Scuola d'arte cinematografica Gian Maria Volontè sono straordinari, mostrandosi deliziosi nella scena iniziale di teatro nel teatro nella quale Monfleury tenterà di recitare, pur essendo interrotto bruscamente da Cyrano.
Ho vibrato ogni volta che ho letto la pièce, mi sono emozionata e ho pianto.
Questa sera purtroppo non ho avvertito la magia e il fascino di uno dei personaggi non solo più conosciuti e amati del teatro ma amatissimo da me: Cyrano de Bergerac.
La performance di Luca Barbareschi, mi è parsa priva dell'ardore che caratterizza il cavaliere valoroso e vulnerabile, condizionato a tal punto dal suo naso da non riuscire a dichiarare il suo amore per la bella e colta Rossana, la quale ne sarà consapevole solo sul finale, quando ormai sarà tutto perduto, persino la vita di suo cugino.
L'uomo senza protettori se non la sua stessa spada, il sogno e i suoi versi, quella dignità fastidiosa ai nemici per cui ama essere odiato, concetto che esprime magnificamente nel Grazie, no, resta intrappolato nelle pagine meravigliose di Edmond Rostand.

Ed è un vero dispiacere per me non aver percepito nello spettacolo con cui si festeggiano i 100 anni del teatro Eliseo, le emozioni che mi accompagnano ogni volta che penso o cito la mia pièce teatrale preferita. 

di Tania Croce


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