Shakespeare Re di Napoli

La dominazione spagnola del '600 è lo scenario di Shakespeare Re di Napoli di Ruggero Cappuccio, il fortunato testo in napoletano antico che, come in una favola, racconta laddove la comprensione giunge, l'entusiasmo carnevalesco di Zoroastro (Ciro Damiano), l'amico alchimista di Desiderio (Claudio Di Palma) dotato di una solarità e un ottimismo fuori dal comune.
Si narra di un viaggio in Inghilterra, di un certo Wuacca (W. H), ossia Willie Huges, di un forziere contenente versi sbiaditi e seducenti.
Siamo nella Napoli dominata dagli spagnoli in un altro copione che vorrei prendere in esame, dove il capopopolo Masaniello (interpretato da Domenico Modugno) osò sfidare i Viceré approfittando di un giorno di festa come scrisse Eduardo nel suo dramma storico Tommaso d'Amalfi (Cantata dei giorni dispari, Einaudi, 1966), per ribellarsi alle gabelle (tasse) imposte al popolo. Nel 1994 Cappuccio narra le prodezze di Zoroastro per introdursi nel castello del Viceré travestito da donna, perché a carnevale il travestimento è d'uopo.
Mentre quella di Masaniello fu una rivoluzione durata dieci giorni, per ricostruire la quale Eduardo attinse a testi francesi del '600 come L'Histoire de la rèvolution du Royaume de Naples dans les années 1647/1648 di M. De Lussan edita a Parigi e ad altri testi storici, che ho citato perché A. Barsotti scrisse nell'introduzione di quest'opera che nella stesura di questo copione "Riaffiora senza dubbio, dalla memoria scenica dell'autore la lezione appresa da Shakespeare: per l'uso del teatro nel teatro e per l'innesto del comico nel tragico", quello di Zoroastro e di Desiderio è un incontro poetico e indissolubile attraverso due linguaggi così diversi e musicali come il napoletano e l'inglese.
L'innesto del comico nel tragico è presente anche in questo atto unico di rara bellezza che compie venticinque anni accompagnato dagli applausi e dai successi meritatissimi anche fuori dall'Italia.
L'Inghilterra pestilenziale, la Napoli dominata dagli spagnoli s'incontrano ma quella è la vita reale, mentre il mondo visionario e fantastico dei due protagonisti, li conduce altrove.
La cornice senza tela è il quadro conclusivo in cui è inserita la magnifica fiaba teatrale dell'autore, la visione dell'altrove all'ennesima potenza.

di Tania Croce


                                      La tesi di laurea di cui ho citato alcuni passaggi

6 commenti:

  1. Bellissima recensione piena di riferimenti storici e di alto teatro...che alla fine si incontrano anche linguisticamente...Non per niente a Edoardo gli inglesi diedero la Laurea honoris causa.Alla fine il cerchio si chiude sempre...grazie Tania di questa magnifica recensione W Shakespeare!

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    1. Grazie. Eduardo tradusse anche La Tempesta di Shakespeare in napoletano antico. Come dici, le analogie sono moltissime!

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  2. Bellissimi i tuoi riferimenti al teatro eduardiano ed ai parallelismi del contesto storico nei due spettacoli. Questà pièce mi ha travolto emotivamente nel momento in cui ho smesso di sforzarmi intutilmente di capire ogni parola e mi sono abbandonato alla sua musicalità, alla bravura SPAVENTOSA dei due attori, a quel senso del tragico nel comico come hai ben detto. Ho tremato, mi ha mozzato il fiato, fino alle lacrime che, copiose in quel finale di rarissima bellezza, mi ha ricordato che tra le magie del teatro c'è quella di saper toccare corde nascoste che non aspettano altro di essere toccate. Meraviglioso, viva il teatro!

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    1. Il teatro relativamente alla sua etimologia, è il posto dove è possibile 'vedere' non solo gli attori ma noi stessi, le nostre emozioni profonde...

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