Il principio di Archimede

"Siamo tutti spaventati" è la battuta conclusiva pronunciata da Anna ne Il principio di Archimede (El principi d'Arquimedes - Arola Editors 2012), una summa del testo e del messaggio lanciato dal suo autore Josep Maria Miró, giunto a Roma per presentare allo Spazio Diamante con Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi, il libro Teatro, edito da Cuepress e tradotto dal regista Angelo Savelli in collaborazione con Josep Anton Codina e per assistere allo spettacolo tornato nella Capitale per la seconda volta (la prima nel 2015 al Teatro L'Aura) dopo un viaggio lunghissimo che ha toccato la Spagna, la Russia, La Grecia, l'Inghilterra, il Messico, gli Stati Uniti, il Brasile, la Germania, l'Uruguay, Cipro, la Turchia, la Polonia, l'Argentina, la Romania, l'Ecuador, il Porto Rico e l' Italia a Firenze; Impegnato come drammaturgo e immerso nel mistero che avvolge il nostro animo, Josep Maria Miró sviscera nella sua pièce il dubbio che condiziona le nostre azioni incerte, impaurite e contaminate da una realtà piena di quesiti.
Il teatro degli interrogativi dell'autore catalano originario di Vic (Barcellona), mette insieme le domande che si susseguono nel copione, nel tentativo di comprendere gli altri e noi stessi.
Come nel principio di Archimede dove ogni corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l'alto pari al peso del volume del liquido spostato, nell'omonima opera teatrale, i quattro personaggi: Jordi, Hector, Anna e David, sono spinti dalle dicerie, dai social, nello specifico da facebook e dalle diverse verità comunicate, dal basso del pettegolezzo verso l'alto della dignità e della reputazione a incolparsi e scolparsi, accusarsi e difendersi dalle accuse del mondo esterno.
Lo spavento domina e conclude l'atto unico in cui Giulio Maria Corso, Monica Bauco, Riccardo Naldini e Samuele Picchi, consumano i propri perché dentro lo spogliatoio di una piscina.
Il dialogo è pieno di battute interrotte di colpo e di punti interrogativi, la scena è animata da déjà-vu e flashback come fosse la fotografia dei nostri pensieri più che delle azioni compiute, dei ricordi che si agitano nella nostra mente, nel tentativo di restare a galla come il corpo immerso in un liquido teorizzato da Archimede.
E' stata un'esperienza forte, assordante come il rumore dei vetri in frantumi che paralizza, inquieta, sconcerta.

di Tania Croce

4 commenti:

  1. Bellissima l'immagine del corpo sospeso nell'acqua secondo il principio di Archimede...se ci fermiamo 2 minuti a riflettere viene fuori nostro mondo sospeso tra avvenimenti belli e meno belli verità e mezze verità...un'analisi molto attuale che Tania ci ha riproposto in maniera lucida e trasparente attraverso la sua recensione !!

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    1. Bellissima immagine e bell'esempio di drammaturgia contemporanea quella di Miro.
      Un bacio

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  2. Non vedo l'ora di andare, adoro questo tipo di drammaturgia contemporanea e queste tematiche e sono curioso di vederla messa in scena. Mi hai ulteriormente incuriosito!

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