Ecuba/Isabella Giannone torna a Roma. L'intervista

Dopo un bel viaggio in giro per l'Italia torna a Roma questa sera, al Teatro Abarico fino al 14 e poi il 16 al teatro Flaiano Il viaggio di Ecuba con Isabella Giannone e la regia di Francesco Branchetti che incontro per scambiare emozioni e curiosità sul testo e sul suo messaggio attuale e umanissimo.



L'intervista a Francesco Branchetti



L'Ecuba di Euripide, è pagana e straziata dalla guerra di Troia che la priva del marito Priamo e di tutti i suoi figli. Invecchia nel benessere eppure povera degli affetti terreni. Quella di Gianni Guardigli è una donna povera. Come dice il suo autore: "Ecuba urla la sua verità come una coscienza spietata può parlarci di notte, quando i sogni hanno il coraggio di urlarci in faccia le verità più scomode. In questo “la mia Ecuba” diventa una povera donna di oggi che porta in sé le intuizioni di un profeta".
Qual è la sua unica fede? E' forse quella verso la pietà umana e la solidarietà nei suoi confronti? 

Pietà e solidarietà sono necessarie, quanto spesso invocate invano oggigiorno. Ecuba è una madre che riunisce in sé tutte le madri; è una donna il cui dolore “evoca” il dolore di tanti e tanti esseri umani nostri contemporanei e ci mette davanti sicuramente a verità spesso molto scomode.

Mentre Euripide tratteggia un personaggio nobile d'animo, coraggioso e affranto essendo una vecchia regina spodestata dal suo trono e ridotta in schiavitù, come possiamo definire questa Ecuba dei giorni nostri?

Si tratta di una Ecuba moderna e la forza di questo testo è proprio quella di riuscire a trasferire la potenza dei sentimenti del personaggio classico in quelli straziati della nostra Ecuba, personaggio quando mai attuale e drammaticamente rappresentativo di strazi, orrori e inferni che il pubblico non avrà difficoltà a riconoscere.

Il suo viaggio è più psicologico, reale o entrambi? 

Sicuramente entrambi e sicuramente è un viaggio molto profondo nell'anima; il testo di Guardigli è un testo totalmente contemporaneo che del mito classico porta in scena la tensione all’assoluto di riflessioni, sentimenti e personaggio; è un testo attualissimo che della contemporaneità più dolorosa e conflittuale fa il suo asse portante. Il pubblico contemporaneo avrà modo di appassionarsi alla vicenda terrena di Ecuba e Guardigli ha avuto il talento di inventare questa “Ecuba “ dandole le caratteristiche di una donna di oggi e la potenza della poesia che trasuda da ogni battuta ha sicuramente la forza del mito classico.

Il "viaggio" in giro per l'Italia, riporta Ecuba a Roma. Rispetto alle repliche precedenti cosa hai cambiato, illustrami il tuo lavoro registico sul personaggio, sul linguaggio verbale e non verbale.

Il mio lavoro non ha cambiato direzione dalla prima volta che è andato in scena ed è totalmente incentrato sul lavoro con l'attrice e sulla costruzione di uno scenario interiore infernale della nostra protagonista che ogni fiato, ogni piccola espressione e ogni battuta devono evocare.

Grazie al regista Francesco Branchetti per questa bellissima intervista!


di Tania Croce 


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