Giada Prandi, in Dolce attesa per chi? L'intervista


L'attrice Giada Prandi che dal 5 al 10 novembre prossimo, andrà in scena al Teatro Trastevere di Roma con "DOLCE ATTESA PER CHI?", progetto sostenuto dallo studio Genetica: la banca etica del cordone ombelicale specializzata in Nutrigenica, Test DNA, Genetica prenatale non invasiva, Cellule staminali, ci racconta la storia dello spettacolo scritto da Betta Cianchini.

Tania Croce) Il dubbio amletico di essere o non essere madre in una società evoluta e in cui la donna al pari dell'uomo oggi fa carriera, anche se per ottenere tale parità professionale deve rinunciare alla maternità, sconcerta e inquieta l'universo femminile e il tuo personaggio, me ne vuoi parlare? 

Giada Prandi) Bianca (il mio personaggio) è una trentenne precaria nel lavoro e in amore. Come dice il testo: ha un contratto “a progetto” ma progetta di avere un contratto. Ha una relazione con un ricercatore anch’esso precario, uno dei tanti cervelli prossimi alla fuga, costretto a prendere in considerazione l’espatrio per sperare in una carriera dignitosa. Lo spettacolo racconta dunque cosa accade dal momento in cui (sulla base di questi presupposti) Bianca inizia a desiderare un figlio e una famiglia. Nasce quindi una guerra fra la testa e la pancia (non a caso lei e il suo alter ego in scena interpretato da Veronica Milaneschi sono vestite da soldati). Un confronto spietato e surreale fra la sua parte più razionale e positiva e quella più istintiva e cinica. Si può fare un bambino con un compagno ricercatore precario che medita l'espatrio? Meglio rimanere o partire? Cosa fare se non si hanno dei nonni a disposizione per aiutarti? Come conciliare il desiderio di maternità con il lavoro? Il fatto che in una società evoluta molte donne debbano rinunciare non per scelta personale ma perché scoraggiate da un determinato contesto culturale, sociale ed economico è sconcertante. Scegliere di non fare figli è una scelta legittima e sacrosanta quanto lo scegliere di farli, detto ciò è profondamente ingiusto che tante donne che i figli vorrebbero tanto averli, debbano vedersi costrette a reprimere un desiderio così importante perché abbandonate e non tutelate abbastanza dalla società e dalla politica. 

Tania Croce) Le trentenni e le quarantenni spesso non sostenute da compagni precari o inesistenti, scelgono di mettere al mondo un figlio autonomamente. Pensi ciò sia innaturale oppure legittimo?

Giada Prandi) La questione è complessa e non si può generalizzare. Il contesto lavorativo è difficile e instabile anche per gli uomini. I motivi che possono portare una donna a mettere al mondo un figlio anche senza l’aiuto del partner possono essere molteplici e non mi sento di esprime giudizi generici. Quello che è vero però, è che da un punto di vista culturale c’è ancora l’idea che chi debba sacrificarsi di più da un punto di vista lavorativo sia sempre e comunque la madre. Quindi troppo spesso accade che nella coppia, chi deve rinunciare di più è la donna e questo deve cambiare. 
La coppia è un progetto a due altrimenti non è una coppia, quindi parità di oneri e onori. 

Tania Croce) Preparando lo spettacolo, hai sentito il peso della responsabilità di lanciare un messaggio forte su questo argomento delicato e sottovalutato? 

Giada Prandi) Questo testo sapientemente scritto da Betta Cianchini non si propone di lanciare un messaggio ma piuttosto di accendere un faro su una tematica non abbastanza trattata e di porre delle domande specifiche osservando la questione da varie angolazioni, contestualizzandola il più possibile alla situazione economica e sociale del nostro paese. Tutto quello che viene raccontato nel testo è frutto del vissuto personale dell’autrice. La sua esperienza di madre precaria senza nonni a disposizione e con un compagno costretto a lavorare H24 per portare a casa la cosiddetta pagnotta. Per esempio lo spettacolo inizia con la registrazione di una vera telefonata fatta a un CUP della regione Lazio in cui tentiamo di prenotare un’amniocentesi per la quale scopriremo che sarà impossibile trovare posto. Si tratta di un’esame fondamentale per le gravidanze dopo i 30 anni finalizzato a diagnosticare eventuali malformazioni del feto, Un esame che presso le strutture private può costare dagli 800 ai 1200 euro. Si parla poi della questione asili nido, di depressione post-partum e molto altro. Tutto in chiave grottesca, ironica e surreale ma con una forte attenzione alle tematiche più concrete. 

Tania Croce) Credi che la donna oggi sia considerata al pari dell'uomo? 

Giada Prandi) Ancora no. Si sta finalmente cominciando a prendere veramente coscienza del fatto che c’è una questione “parità” soprattutto nell’ambito lavorativo. Si comincia a parlarne più apertamente ma penso che in Italia siamo ancora lontani dall' aver risolto il problema. Abbiamo fatto dei passi avanti, questo è buono e lascia ben sperare ma ancora non ci siamo. Il problema è culturale, la società è purtroppo ancora molto impregnata di un sessismo vecchio e stantio ma sono fiduciosa del fatto che per le prossime generazioni la parità sarà un valore assodato e fondante. 

Tania Croce) Esiste l'orologio biologico che impone figli entro i 40 anni. Una donna senza figli può sentirsi completa ugualmente? 

Giada Prandi) L’orologio biologico è un po’ uno di quei mostri creati da una certa cultura che affonda le sue radici nel senso di colpa: “Sbrigati altrimenti poi non sei più buona”. Le donne non sono un vasetto di yogurt con la una scadenza sopra! 
E' ovvio che biologicamente c’è una fascia di età in cui il corpo è maggiormente predisposto alla gravidanza ma la società muta e come è sempre stato nell’evoluzione della specie il nostro corpo farà di tutto per adattarsi. Il fatto poi che una donna per essere completa debba avere un figlio è un concetto aberrante e pericoloso. Anzi semmai è proprio il contrario, direi che solo una donna completa e realizzata nella sfera personale può svolgere al meglio il suo ruolo di madre. Una donna frustrata difficilmente potrà essere una madre equilibrata e felice. E’ fondamentale dunque che la politica si impegni seriamente affinché le donne possano emanciparsi ed affermarsi professionalmente in età molto più giovane. 

Giada Prandi che sarà al fianco di Alessandro Gassman e Maya Samsa in "Io ti cercherò" nuova fiction di prossima messa in onda su RAI 1, vi attende al Teatro Trastevere di Roma dal 5 al 10 novembre 2019. 

di Tania Croce




ORARIO SPETTACOLO

Da martedì a sabato inizio spettacolo ore 21:00

Domenica inizio spettacolo ore 17:30

PREZZI BIGLIETTI

Intero: € 12,00 + € 2,00 di tessera associativa del teatro
Ridotto: € 10,00 + € 2,00 di tessera associativa del teatro

INFO E PRENOTAZIONI

Tel: 065814004 / 3283546847

E-mail: info@teatrotrastevere.it

Teatro Trastevere

Via Iacopa De’Sette Soli, 3

00153 Roma

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Carola Piluso
Tel.3406485395


4 commenti:

  1. Intervista molto attuale che tratta un tema delicato come l'essere madre...e nei miei ricordi non lontanissimi per me ...mi sono ricordata quando scelsi la famiglia al lavoro ,perché i figli hanno bisogno della presenza continua dei propri genitori...che sono e dovrebbero essere i primi educatkri dei figli...nella coppia dei miei tempi si sceglieva la maggior quantità del tempo da passare con i propri figli...è un grande gesto d'amore la rinuncia per i figli !!e seo fai da giovane ancora di più,ma avrai figli sani e intelligenti...cresciuti con tutte le forze che hai a disposizione...e che col passare degli anni vengono naturalmente a meno...Spettacolo che consiglierei vivamente a chi si occupa del Sociale che in questo paese latita da sempre...In tutti gli altri paesi Europei aiutano molto le mamme con bimbi piccoli...o in difficoltà economiche e con tante strutture...da noi solo chiacchiere, bisogna essere coraggiosi per mettere al mondo un figlio oggi...

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    1. Sono d'accordissimo su tutto! Grazie per aver letto un'intervista interessante come questa!

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  2. ❤❤❤❤❤queste sono interviste serie professionali e molto Vere...che tutti dovrebbero leggere ed approfondire🙌🙌🙌🙌🙌

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    1. Portare a teatro un argomento simile, merita ammirazione. L'intervista riconosco che sottolinea il valore di un testo che pone l'accento sulla difficoltà e la possibilità di essere madre in un momento storico come questo, dove tutto sembra possibile ma in fondo non è esattamente così.

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