Marco Fiorini è Ciancicagnocchi. L'intervista

Torna a teatro Ciancicagnocchi, la pièce scritta e diretta da Gabriele Mazzucco, vista all'Ambra alla Garbatella nel 2014 e interpretata da Valerio De Angelis con Andrea Alesio, Chiara Fiorelli, Federica Orrù e Paola Raciti.
Dopo la tappa di Civitavecchia sabato 19, giunge nella Capitale il 26/27 ottobre prossimo, precisamente nel teatro del suo autore e regista: Il Barnum Seminteatro e noi incontriamo il protagonista di questo monologo, l'attore Marco Fiorini per un'intervista nella quale scopriremo curiosità e rivelazioni sulla preparazione del personaggio e non solo.

Tania Croce) Ciancicagnocchi detto Ciancicagno', deve il suo soprannome alla balbuzie che lo caratterizza e che mette in luce un po' come la logorrea di Rugantino, la sua immensa umanità. Pur essendo un monologo, come gestisci i diversi registri linguistici prettamente romaneschi dando voce a numerosi personaggi?

Marco Fiorini) Hai detto bene. Il primo aspetto da sottolineare di questo personaggio è la sua grande umanità. Lui è un popolano, senza arte né parte, che vive di espedienti. Ma è sostanzialmente un debole, che si appoggia all’amico fraterno che al contrario è il ras del quartiere (Trastevere) che lo protegge quotidianamente. Il punto in cui noi lo troviamo in questa storia, è proprio quando viene a mancargli l’appoggio dell’amico fraterno (che viene arrestato) e lui si trova da solo a fronteggiare le vicissitudini che la vita gli prospetta. La sua balbuzie, come tu giustamente sottolineavi, che tra l’altro interviene solo nei momenti in cui lui si innervosisce e si sente in difficoltà, è proprio un elemento che serve a caratterizzare la sua grande debolezza, a sua volta punto forte della sua immensa umanità. Gli altri personaggi che gravitano intorno al protagonista/narratore della storia, sono alcuni parte del suo mondo e quindi a lui vicini per estrazione sociale e formazione culturale, altri invece da lui distanti (come il conte, suo nonno o presunto tale). Ho cercato di caratterizzarli tutti lavorando sui toni della voce, modificando timbrica e volumi e postura del corpo per aiutare lo spettatore a seguire i vari dialoghi tra i personaggi che però ovviamente conduco da solo. Menzione a parte merita il personaggio di Annarella, unico femminile, per il quale insieme al regista Gabriele Mazzucco, abbiamo fatto una scelta di campo decidendo di evitare estreme femminilizzazioni che avrebbero potuto condurre alla macchietta, esaltando invece un aspetto di dolcezza nella parlata, da coniugare però con la forte personalità del personaggio, popolana verace e disincantata.

Tania Croce) Hai mai interpretato un ruolo simile ed essendo romano d'origine quanto lo senti vicino a te?

Marco Fiorini) E’ la prima volta che mi capita di accettare una sfida del genere, cimentandomi nell’interpretazione di una sorta di Rugantino, seppur riveduto e corretto. Io sono romano di origine, ma non di estrazione popolare e credo di avere poco a che fare con Ciancicagnocchi, elemento questo che mi ha indotto ad accettare ancor più volentieri la sfida. Lui, ripeto, vive di espedienti, molto alla giornata, è un furbastro in qualche modo costretto ad esserlo proprio per motivi di sopravvivenza, tutte caratteristiche che in realtà non hanno mai fatto parte della mia filosofia di vita e non rientrano nel mio bagaglio di esperienze di vita vissuta. Non abbiamo molto in comune io e Ciancicagnocchi, se non proprio quell’umanità che credo mi appartenga, di uomo consapevole delle proprie debolezze e dei propri limiti; in questo lo sento molto vicino a me.

Tania Croce) Sei entusiasta d'indossare i panni ottocenteschi e magnifici del tuo straordinario personaggio? 

Marco Fiorini) Sono ovviamente molto entusiasta di questa avventura anche per i risultati che mi sta dando professionalmente. Non c’è dubbio che sono molto affascinato da quel periodo storico inquadrato nel nostro racconto, di una Roma un po’ decadente, priva di una reale classe media, dove i ricchi nobili sono i potenti e il popolino si arrabatta come può. Tra l’altro questa è un’occasione per ripercorrere una fase molto importante anche per la sua tragicità, della storia di Roma: il moto rivoluzionario del 1849, primo vero episodio di ribellione del popolo romano, sfociato nella dolorosa carneficina del Gianicolo. I riferimenti storici nel testo sono tutti reali e riportati con estrema dovizia di particolari. E poi hai toccato un tasto che mi preme sottolineare: vestire questi panni, nel vero senso letterale della parola, è un privilegio per l’opera splendida che ha fatto la costumista Chiara Fiorelli, mettendomi a disposizione un costume meraviglioso che è di fondamentale aiuto a me nell’interpretazione e allo spettatore per calarsi ancora di più nella storia.

Tania Croce) Qual è il messaggio dello spettacolo?

Marco Fiorini) Il messaggio è raccolto in una battuta verso la fine dello spettacolo che Ciancicagnocchi condivide con il pubblico: “Nella vita spesso famo tanto pé diventa quello che volemo, ma poi alla fine se ritrovamo a esse solo quello che dovemo”. L’affannosa e legittima ricerca di un qualcosa di meglio nella vita, si scontra inevitabilmente con il destino scritto per ognuno di noi. Ciò non toglie però che non dobbiamo mai pensare che in parte non si possa anche essere un po’ artefici del nostro destino

Tania Croce) Credi che sia giusto e necessario attraverso il teatro valorizzare e decantare la storia e la bellezza di Roma?

Marco Fiorini) Non solo è giusto, ma tutti noi artisti romani dovremmo nella nostra carriera rendere un omaggio a questa nostra madre Roma, che ci fa spesso bestemmiare per le sue incongruenze, le sue difficoltà, gli ostacoli che ci pone quotidianamente, ma dimentichiamo troppo facilmente anche le grandi opportunità che ci offre con la sua magia, l’atmosfera unica che qui si respira, la sua storia i suoi luoghi incantati così spesso ispiratori di storie di vita meravigliose da raccontare, cui non dobbiamo mai fare l’abitudine fino a non vederli più.

Nel trascrivere quest'intervista, ho provato un'emozione indescrivibile perché attraverso le parole di Fiorini ho scoperto un animo fiero e gentile che renderà questo spettacolo un'esperienza meravigliosa sotto tutti i punti di vista.
V'invito a non perdere l'appuntamento con Marco Fiorini al Barnum Seminteatro il 26/27 ottobre 2019 a Via Adelaide Bono Cairoli, 3 - Roma

di Tania Croce

2 commenti:

  1. Bellissima intervista...domande appropriate che fanno venir fuori un personaggio di un'umanità spaventosa...come pochi sanno fare...chapeau a te e a Marco Fiorini grande interprete di questo monologo che ci riporta indietro nel tempo della Roma papalina !!

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    1. E' stata un'esperienza emozionante e sono convinta che il fascino di un'intervista scritta sia di gran lunga superiore rispetto alle videointerviste! Ti ringrazio per aver lasciato il tuo piacevole commento!

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