QUESTI FANTASMI DI EDUARDO DE FILIPPO SU RAI 3 CON MASSIMO RANIERI

Trasferire un’opera teatrale in tv è un’operazione titanica, come ad esempio equiparare o far dialogare Pittura ed Architettura: si deve pensare alla Cappella Sistina, non certo alla Street-Art.
Nell'adattamento del 2011 della celeberrima commedia eduardiana Questi fantasmi, il teatro viene trasferito pedissequamente sullo schermo. 
Per chi non conoscesse la storia, Pasquale Lojacono è un uomo di mezza età che si trasferisce in un palazzo del '600 assieme alla giovane e avvenente moglie Maria. Il protagonista ha stipulato un accordo molto vantaggioso con il proprietario dell'immobile: potrà tenere gratuitamente la residenza qualora riesca a mettere a tacere le dicerie secondo cui l'edificio sarebbe popolato da spiriti.


Chi va al cinema (o vede un film in TV) non è predisposto mentalmente e culturalmente alla rigida unità di spazio della commedia drammatica: ci si aspetta di librarsi tra la Bulgaria di uno 007 o il Vietnam di un Rambo: ed infatti su altro canale in contemporanea vi era uno scoglioso Di Caprio Redivivo in un inospitale Canada di frontiera. 
Ed invece ci si rinchiude in un ambiente di quattro mura per oltre due ore, e nemmeno nel castello del Conte Dracula ci si sente così in pena.
Infatti gli spazi del palazzo seicentesco di oltre venticinque stanze dove è ambientata la commedia, si riducono ad un’unica scena, come nemmeno nella peggiore scenografia di un teatro di periferia. 

Ed ora parliamo dell’attore principale: Massimo Ranieri nei panni di Pasquale Lojacono. 

E' un po’ troppo compassato in un abito e cappello da guappo napoletano, che è associabile più ad un padrino siciliano, che ci riporterebbe maggiormente ad un Benigni da Johnny Stecchino, o al film di Aldo, Giovanni e Giacomo ambientato in America: Al, John e Jack; ci si aspetterebbe più un intercalare tipo “miiiiii…..” di sicula memoria, che non una parlata in grammelot di un eccessivo linguaggio partenopeo, ancora più eccessivo se si pensa che viene espresso da un napoletano doc quale è Ranieri. 
Fino all’ultimo si fa fatica a comprendere se il “cornuto” sia consapevole e pertanto consenziente, o semplicemente vittima degli eventi sovrannaturali, da lui stesso creati. 

Cosa penso degli altri attori: 

La moglie Maria, interpretata da Donatella Finocchiaro, non ha certo la statura di una Sofia Loren del film precedente; quanto al grande Enzo De Caro della Smorfia, si fa fatica a riconoscerlo se non per la voce inconfondibile ma il trucco ridondante; 
l’altrettanto grande Gianfranco Jannunzio, il “cornificante”, anche lui scompare nella dinamica dei fatti. 

Forse l’attore che maggiormente emerge nella storia è il portiere dell’edificio, Ernesto Lama, forse l’unico che riesce a rappresentare un personaggio di Eduardo (che forse, vedendo il film, si è rotolato nella tomba). 

Un ultimo pensiero: vi è un ulteriore personaggio che non è interpretato da nessuno, quindi presente ma soltanto ipotizzato: il dirimpettaio del balcone. 

Vi era la possibilità di creare un simpatico dialogo da vico napoletano, ma anche questo viene ridotto a veloci monologhi senza la tempistica di una risposta, e quindi senza possibilità di replica: un’occasione mancata. 

Roma, 20/03/2020 

LAMATITASPUNTATA 

GUIDO DEL CORNO’ 

3 commenti:

  1. Veramente alla fine del film e ricordando Eduardo ti viene troppo spontaneo il confronto...il Teatro è un'altra cosa...anche gli spazi recitativi hanno un'altro sapore!Le opere teatrali ...lasciatele al Teatro!!Complimenti Guido per la tua bellissima lettura del film...

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    1. Grazie Guido e grazie Nunzia per essere passata come sempre a lasciare il tuo commento qui!

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  2. Il teatro deve restare teatro e il cinema cinema! Anche i Legnanesi hanno provato a fare un film che è stato un fiasco mentre in teatro sono bravissimi.
    Linguaggi diversi!
    un forte abbraccio cara Tania in attesa di tempi migliori
    Maria

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PennadorodiTania CroceDesign byIole